martedì 11 ottobre 2005



nella Libreria Amore e Psiche di Roma
a Firenze da Stratagemma
e presto nelle altre librerie

IL DENTRO DEL SUONO
Romanzo
di PAOLO IZZO

http://www.paoloizzo.net

http://www.ibiskoseditricerisolo.it/index.asp


Il Tempo, venerdì 7 ottobre 2005

NUOVO ROMANZO PER PAOLO IZZO
Il doppio volto dell’amore proibito
di EUGENIO ZACCHI

SE LE parole "ti amo" sono pronunciate da un adulto, è istintivo considerarle retoriche, abusate. Se invece è un adolescente a usarle, le troviamo fondate, plausibili. Il romanzo di Paolo Izzo, "Il dentro del suono" (Ibiskos Editrice, pp.130, 15 euro) affronta il tema delicato di un amore giovanile, credibilissimo appunto, ma con una particolarità: lui ha 17 anni, lei ne ha 30. Matteo, catapultato a Roma dall’Australia, viene affidato alle attenzioni di Donatella, ma quello che in teoria doveva essere una sorta di rapporto "familiare", si trasforma progressivamente in una vicenda sentimentale dalle forti tonalità. «Il titolo corrisponde alla voce dell’essere amato», spiega Izzo, «e "il dentro del suono" in realtà è un’espressione dello psichiatra Massimo Fagioli, in riferimento allo psicotico che non riesce a percepire l’immagine che si nasconde dietro al suono delle parole. Io l’ho trasformata in una corrispondenza di amorosi sensi tra un uomo e una donna». La scrittura dell’Autore ripercorre l’iter emozionale dei due protagonisti attraverso una costante ispirazione concentrata sull’intimità non comunicata per ovvie ragioni di pudore e la soluzione di una sessualità espressa nei suoi accenti più profondi. «Pur non avendo calcato troppo la mano sulla differenza d’età», prosegue Izzo, «senz’altro per un ragazzo è molto più facile innamorarsi di una donna più grande, ma bisogna vedere se è all’altezza di questo rapporto». Ormai dovrebbe essere desueto formulare tesi sull’impossibilità di un legame erotico-sentimentale tra due età così diverse. «Non farebbe scandalo che un ragazzo si innamorasse di una donna. Ma la donna stessa, che è sempre al centro di un’attenzione negativa nella società e ancora non ha acquisito una vera emancipazione, potrebbe, come ho scritto, essere considerata una mantide». Non è vero forse, da sempre, che omnia vincit amor, pure la più retriva mentalità borghese?

lunedì 10 ottobre 2005

su AVVENIMENTI in edicola

Avvenimenti, n. 39 - 7-13 ottobre
NINNA NANNA MORTALE
Crescono in Italia i casi di figlicidio. Uccidono anche i padri.
Ma le madri hanno un triste primato ammazzano i loro bambini ancora in culla.
di Simona Maggiorelli

Christa Wolf è stata gentile con Medea. Frugando fra le fonti del mito per dimostrare che non uccise mai i suoi figli. Fu solo, sostiene la scrittrice tedesca, l’invidia delle altre, la sua nascita straniera, il suo essere irrazionale ad attrarle, per secoli, accuse e calunnie. Ma la realtà, quella più dura della cronaca nera, ci dice invece che, qualche volta, le donne, se si ammalano, uccidono davvero i propri figli. Casi limite, efferati, disumani, che appaiono inspiegabili. Come quello della trentenne che, tre anni fa, in un piccolo paese della Valtellina prepara la merenda per la figlia e poi la affoga nella lavatrice. O come quello della nobildonna fiorentina che, dieci anni fa, tagliò la gola al suo bambino. Lo scorso settembre, a Merano, un altro caso. E un altro ancora di una giovanissima madre assassina lo scorso luglio. Quasi un caso ogni due mesi, nell’ultimo anno, ha riscosso l’attenzione fortissima dei giornali.«Anche se la patologia grave, alla fine, riguarda una percentuale minima di popolazione, il fenomeno allarma e pone domande che interessano tutti» nota la psichiatra Elvira Di Gianfrancesco nel saggio Il figlicidio: un delitto inspiegabile? pubblicato sulla rivista scientifica Il Sogno della farfalla. Venerdì 7 ottobre, al Dipartimento Tutela, maternità e infanzia della Asl Roma est, al convegno “Identità e immagine femminile”, si parla anche di questo. E la psichiatra romana che lavora nel reparto di psichiatria d’urgenza dell’ospedale San Giovanni presenterà una nuova tranche della sua ricerca sul rapporto fra crimine e malattia mentale nelle donne.
Dottoressa Di Gianfrancesco che sta accadendo? I figlicidi sono in aumento? O sono solo i media ad occuparsene di più?
Dalle statistiche si direbbe che ci sia una ripresa. Mentre diminuiscono i delitti legati alla criminalità, aumentano i crimini in famiglia. Ma c’è di più. Per quanto fin qui non esistano dati completi ed esaustivi, dall’Istat e dagli archivi delle agenzie giornalistiche, emergono cifre che sollevano delle domande. Si nota, per esempio, che gli infanticidi (gli omicidi entro il primo anno di vita del bambino ndr), in Italia sono aumentati fino agli anni 70. Poi hanno cominciato a diminuire attestandosi intorno ai dieci casi all’anno, dagli anni 80 a oggi. L’aumento di presidi sanitari e sociali, l’apertura dei consultori, il nuovo statuto della famiglia hanno prodotto dei risultati. Il che fa pensare che, almeno in parte, il fenomeno dell’infanticidio poteva essere considerato un crimine sganciato da patologie mentali gravi. Oggi, invece, i casi residui, in migliorate condizioni sociali, hanno certamente a che fare con gravi patologie. È il caso soprattutto dei figlicidi, padri o madri che uccidono bambini che hanno più di un anno.
Sono più le donne o gli uomini a uccidere?
Nel caso del neonaticidio, che avviene nelle prime 24 ore dal parto, e dell’infanticidio, statisticamente, sono più le donne. Nel figlicidio uomini e donne sono presenti quasi nella stessa percentuale.
Le patologie più gravi nelle donne?
Fermo restando che nessuna donna che uccida il proprio figlio può, alla fine, essere considerata sana di mente, le perizie psichiatriche ci dicono che fra le figlicide ci sono patologie più gravi che nelle infanticide.
Nei processi però sono, spesso, giudicate “capaci di intendere e di volere”.
Accade, purtroppo. Il 97 per cento delle figlicide viene sottoposto a perizia, ma solo un terzo poi viene ritenuto “incapace di intendere e di volere” e mandato in ospedale psichiatrico giudiziario. La stragrande maggioranza viene giudicata colpevole e va in carcere. Mentre, a mio avviso, dovrebbe stare in un luogo di cura.
Si legge di casi, inquietanti, di raptus improvvisi. Ma spesso si scopre che la donna che poi arriva a uccidere era in terapia. In quei casi lo psichiatra ha sbagliato la diagnosi?
La previsione di pericolosità di un paziente, indubbiamente, è la cosa più difficile da fare per uno psichiatra. Ma se ci si basa solo sul comportamento cosciente della paziente e si ha un’impostazione psichiatrica positivistica diventa ancora più difficile. Il comportamento manifesto di queste donne, spesso, sembra a posto. Ma è nelle dimensioni inconsce che bisogna andare a cercare.
In questo senso il caso di Cogne è emblematico?
Sì, apparentemente tutto era normale nella vita di Anna Maria Franzoni. Ma a ben vedere c’erano dei segnali. Dalle ricostruzioni dei periti si sa che la signora era stata dalla psichiatra e che in passato aveva ripetutamente consultato il pediatra dicendo che la testa del figlio le sembrava troppo grossa, che emanava calore e che, per questo, gli misurava continuamente la febbre. Il sospetto che viene è che la Franzoni avesse sviluppato un delirio verso questo bambino. Un delirio cronico, acuto, anche se non sappiamo cosa sia scattato in lei quella notte o quella mattina del gennaio 2002.
In delitti simili c’è qualcosa che appare disumano, incomprensibile, perché non se ne vede il movente…
Sicuramente il delitto passionale, l’amante che uccide per gelosia, appare più comprensibile. Il disumano qui è la freddezza, la precisione di comportamento. La Franzoni appare sempre ben organizzata. Si scompone solo nelle immediate fasi successive al delitto, nella conversazione con il brigadiere della stazione di Saint Pierre. Lì ha fatto qualche errore. Anche se poi si è dissociata dalle intercettazioni ambientali che, in parte, pubblico nel mio lavoro. Ma solo un profano pensa che il matto sia quello che strilla e rompe tutto. Uno psichiatra sa bene come la lucidità non sia affatto incompatibile con una malattia mentale grave. Si poteva notare qualcosa di strano in certe reazioni di Anna Maria nelle interviste in tv in cui appare tutto calcolato, anche le lacrime. E poi certi comportamenti, per esempio, non accompagna il figlio in eliambulanza. Invece di andare a trovarlo va dal parrucchiere. E in quelle richieste al marito: «Mi aiuti a farne un altro?». C’è dietro un’anaffettività, per cui un bambino morto è come un paio di scarpe che si possono cambiare.
Tornando agli infanticidi, la depressione post parto può portare ad uccidere?
Sì, ma si tratta di casi completamente diversi. Si parla genericamente di disturbo puerperale e raccoglie sia casi di psicosi che di depressione. Intesa come patologia grave, non come semplice tristezza e umore basso. Il parto come tutti gli eventi stressanti e importanti può contribuire al manifestarsi di una patologia che c’era già.
Nel libro E poi venne la pioggia, in uscita questo mese in Italia, l’attrice Brooke Shields racconta la propria depressione post parto. Colpisce come immaginava l’essere madre: gelide immagini da cartolina, di bagnetti nel lago, con una bambina bambola. Ma la bambina vera piange e reclama attenzione e le manda il mondo in frantumi...
Inevitabilmente. Io credo che sia una riflessione da fare su che immagine abbiamo della maternità. Quando le nostre nonne facevano figli avevano un’idea diversa dalla nostra. E, in un certo senso, per loro era più facile. Oggi Brooke Shields pensa che avere un bambino corrisponda a quella rappresentazione astratta. Quando tutti sanno che fare un figlio non è quello. Intendo dire che oggi la maternità rischia di non essere più una realizzazione d’immagine interiore, mentre dovrebbe esserlo. Normalmente si fanno figli e nessuna li ammazza. Ma poi ci sono casi di depressione grave come quello della ragazza di Merano che voleva fare l’attrice. Ci aveva provato e aveva fallito. A quel punto aveva deciso di fare un’altra cosa, di cercare una realizzazione avendo un figlio, ma si accorge che è un secondo fallimento. E allora la depressione si rivolge tragicamente al bambino.
Se la maternità è diventata un fatto più complesso da elaborare, in casi di patologia rischia di diventare ingestibile?
Quando un crimine è in crescita dobbiamo domandarci, perché accade? Perché proprio quello? Colpisce che nella maggioranza dei casi di figlicidio, oggi, si tratti di mogli, casalinghe e cattoliche. E mi chiedo: c’entra con il modo in cui affrontano la maternità? C’è molto da studiare ma, intanto, mi sentirei di mettere sotto accusa un’idea di maternità che forse va ripensata e ridefinita.

Il Punto: “IL LATO OSCURO DEI MANICOMI GIUDIZIARI”

I casi di cronaca hanno fatto parlare molto, negli ultimi mesi, di un ospedale psichiatrico criminale, quello di Castiglione delle Stiviere, in provincia di Mantova, dove vengono ospitate le “madri assassine”, riconosciute dalla legge malate di mente. Ma quella degli Opg (gli ospedali psichiatrici giudiziari che in Italia, prima del 1975, si chiamavano manicomi criminali) è una storia ancora poco conosciuta. La psichiatra Maria Rosaria Bianchi, che ha lavorato all’Opg di Aversa ne ripercorre alcuni significativi capitoli al convegno "Identità e immagine femminile" il 7 ottobre nella sala teatro S.Spirito a Roma. “Della declinazione al femminile dei manicomi criminali si sa ancora poco – denuncia la psichiatra-. Ho incontrato molte difficoltà nel ricostruirla, nel ventennio anni ’30 anni’50, primo ambito della mia ricerca. Mancavano i documenti, le date. Al punto che, almeno agli inizi, ho avuto la sensazione che fosse una storia drammaticamente occultata”. E in casi lo era davvero. Specie quando si trattava di “far sparire” donne sentite come un problema in famiglia. “il caso più atroce che ho scoperto nell’archivio di Aversa - racconta Bianchi- è quello di una ragazzina reclusa perché vittima di incesto. La famiglia voleva occultare il fatto. Una storia terribile e, purtroppo, non infrequente”. Ma nel distaccamento femminile di Pozzuoli (chiuso dopo la morte di una donna di 40 anni nel letto di contenzione) si trovano le storie più diverse. “C’era la serial killer, la cosiddetta amante diabolica, ma anche la prostituta e quella che si era semplicemente ubriacata”. Dentro nessuna idea di cura o di terapia, solo un po’ di assistenza. “Lo racconta anche lo scrittore e psichiatra Mario Tobino nel romanzo Le libere donne di Magliano – aggiunge la psichiatra – credendo di ricavare da queste donne un’impressione divina della libertà femminile, salvo poi contrapporre le figure delle suore”. Non sappiamo neppure, nota Maria Rosaria Bianchi, quanti fossero davvero i casi da manicomio criminale. “Il contesto era drammatico, agiva un grave intreccio fra psichiatria e diritto e psichiatri e giudici si regolavano solo secondo morale”.

Su Liberazione di giovedì 6 ottobre 2005

Liberazione 6.10.05

Legge 40 e pillola abortiva: la Chiesa mostra i muscoli. Riflettiamo insieme ed elaboriamo un pensiero nuovo
Il mea culpa della Sinistra
di Giulia Ingrao
Nella morta gora in cui si muovono i nostri politici, gli elaboratori di pensiero, gli inventori di "progetti", leggere l'articolo di Ritanna Armeni (Liberazione 28 settembre) e ancora "Le donne, il capitalismo e Dio" e le inchieste su "Donne e potere" sempre su Liberazione ci apre il cuore alla speranza. Non di fermare la millenaria prepotenza, invadenza della Chiesa cattolica giustificata dall'essere la verità delle verità da rivelare al mondo. No, non è questo. Allora qual è la speranza? La trovo nei primi quattro o cinque capoversi dell'articolo dell'Armeni.

Attraverso le parole del cardinale Ruini, ribadite e rafforzate da monsignor Betori, segretario generale dell'episcopato, la Chiesa cattolica ci dice a chiare lettere quali sono i suoi precetti riguardo alla vita umana rispetto alla famiglia, alla sessualità, alla procreazione, al rapporto uomo donna, al ruolo della donna e della scienza, alla giustizia, precetti validi non solo nel privato di ciascuno ma nell'organizzazione politica e sociale affermando, direi con tono provocatorio, che se ne deve occupare e non si farà intimidire.

La Chiesa ha le sue verità sulla vita degli esseri umani, ma noi cittadini italiani noi donne e uomini che abbiamo fatto determinate scelte politiche sociali e culturali, noi di "sinistra", si domanda l'Armeni, abbiamo riflettuto, abbiamo discusso su questi grandi temi e siamo o no d'accordo con «l'idea di vita umana, di famiglia, di giustizia, di solidarietà che la Cei ci propone… quali sono le idee della sinistra su questioni che la Cei ritiene fondamentali?».

La speranza è che un giornale quale Liberazione, un partito politico quale Rifondazione siano disponibili a discutere, approfondire e confrontarsi su questi grossi problemi ed io aggiungerei sulla psichiatria, sulla malattia mentale, sulla legge Basaglia.

Noi dell'Analisi Collettiva sono più di trent'anni che riflettiamo, discutiamo, elaboriamo un pensiero nuovo che approfondisce proprio questi temi secondo le teorie nuove espresse in quattro libri dallo psichiatra Massimo Fagioli. Idee e linguaggio nuovi espressi e discussi da anni in convegni alle università di Roma, di Chieti, di Foggia e su una rivista Il Sogno della Farfalla attiva ininterrottamente dal 1992. Lavoro da fare ce n'è, è possibile, direi è urgente.

L'esperienza del referendum sulla legge 40, l'affermazione sull'embrione persona umana, il divieto di sperimentare la pillola abortiva in uso e già sperimentata da anni in molti paesi europei e altro costringono, io penso, a non aspettare, a confrontarsi con un pensiero rivoluzionario e non utopico.

Ricordo di Ritanna Armeni una appassionata riflessione e ancora incalzanti interrogativi alla Sinistra (Il diritto all'aborto è un principio, Liberazione 27 luglio 2005). Si domanda perché nella Carta dei valori dell'Unione, tra i "fondamenti" in base ai quali elaborare il programma, sia stato cancellato il riferimento al divorzio e all'aborto. Basta essere d'accordo, inutile mettere nero su bianco, la spiegazione ufficiale. «Invece ce n'era un bisogno profondo» pensa l'Armeni. «Perché la legge sull'aborto non è una legge qualsiasi, perché è un fondamento che sancisce la possibilità di autodeterminazione delle donne», ossia cancellarla è una scelta contro le donne. «Perché tanta superficialità e disattenzione?». La critica è rivolta naturalmente alla Sinistra.

Ricordo anche un'intervista a Massimo Fagioli alla vigilia del referendum del 12 e 13 giugno 2005 sulla fecondazione assistita. Fagioli parla di una legge «razzista, di una violenza mostruosa non solo sulle donne, ma sul rapporto uomo-donna» e non si limita alla difesa di un "diritto" della donna, al rifiuto di una legge incivile, ma argomenta con una teoria scientifica il suo rifiuto.

A chi gli chiede che ne pensa delle affermazione che il concepito è vita fin dall'inizio risponde: «Noi siamo arrivati con la nostra ricerca ad un punto interessante, abbiamo scoperto che nella biologia c'è un discorso di tappe continue. Se è ben accertato scientificamente in maniera assoluta che nelle prime due settimane fino al quindicesimo giorno le cellule sono indifferenziate e che poi cominciano a differenziarsi negli ormai ben noti tre foglietti embrionali evidentemente esiste una trasformazione… La trasformazione è continua ed è una trasformazione biologica, per cui non si può dare il termine di persona addirittura giuridica in nessuno degli stadi che precedono la nascita… Come la grande storia della formazione della retina alla ventiquattresima settimana. E' lì che scatta una possibilità di vita che prima non c'era».

Il discorso fu ampliato ed approfondito in un dibattito alla Fiera della piccola editoria, "Più libri, più liberi" del 10 dicembre 2004 a Roma per la presentazione del cinquantaduesimo numero della rivista Il sogno della farfalla e del libro sull'incontro dell'Analisi collettiva con Fausto Bertinotti e Pietro Ingrao sul tema della non violenza, organizzato dalla libreria romana Amore e Psiche (Analisi collettiva, Incontri, 5 novembre 2004. Nuove Edizioni Romane).

Pensieri nuovi sul significato di "vitalità", sulla realtà umana come fusione tra biologico e psichico, sulla derivazione della realtà mentale umana dal biologico umano che si basano sulla teoria della nascita di Massimo Fagioli (Vedi Il sogno della farfalla, n. 2, aprile 2005).

Il "vuoto", la mancanza di voci della Sinistra su temi così importanti sono "timidezza", «alleanza con la destra» come si domanda Ritanna Armeni, oppure mancanza di reale conoscenza, un vecchio modo di pensare, incapacità di confrontarsi, rinuncia alla ricerca?

Piero Sansonetti nell'editoriale del 29 settembre cita il giornale Libero (28 settembre) che titola "Non è che sono le donne a farsi molestare? " e precisa «se una signorina riceve molestie, vuol dire che lei ha dato lo spunto. Vogliamo prendercela con il provocatore che ha pure le sue esigenze sessuali - e bisogna capirle - o con chi le provoca?». Si domanda Sansonetti come può accadere un tale balzo indietro nel linguaggio e nel pensiero e insiste «ce lo dobbiamo chiedere seriamente e capire». Una risposta c'è già nelle parole di Ritanna Armeni. «Non possiamo non constatare su queste questioni da molti anni un grande vuoto e un silenzio che neppure i fischi, neppure le affermazioni orgogliose di laicità, neppure le accuse di ingerenze riescono a colmare».

Dunque problemi veri e grossi ci sono, ma pensare di polemizzare con la Chiesa, la stupidità, la disonestà e uscirne vincitori senza avere una teoria, idee chiare sulla realtà umana, mi sembra una strada sterile, una fatica inutile. E' più semplice e comodo fare un atto di fede, non pensare ma credere. «… Si dice molto poco, si sperimenta ancora meno» dice l'Armeni nel suo articolo e suggerisce implicitamente la strada della ricerca, del confronto per «disegnare…una società diversa e migliore di quella in cui viviamo non solo nelle strutture economiche e nei rapporti istituzionali ma anche nella definizione della vita degli uomini e delle donne e dei rapporti tra loro».

Si sente oggi il bisogno di un cambiamento radicale che, a mio parere, non può riguardare solo l'organizzazione economica della società, è chiaro che le disuguaglianze le contraddizioni vanno modificate, ma le esperienze già fatte ci dicono che ciò non basta. Ritorna il discorso della centralità dell'uomo, ma se la donna e l'uomo rimangono questi sconosciuti, se nulla si sa o si cerca sulla realtà umana che è fusione di realtà mentale e realtà materiale, se non ci si oppone alla cultura dominante con un pensiero nuovo sulla sessualità, sul rapporto uomo-donna, sulla violenza non solo fisica, ma mentale e di pensiero, sul concetto etico di onestà, sarà sempre più difficile iniziare ad operare per "cambiare il mondo, cambiare la realtà" come ci piace dire.

Dopo le due giornate di sciopero dei giornalisti ho di nuovo sotto gli occhi Liberazione e di nuovo la sento dalla mia parte e mi trovo a sottoscrivere le parole indignate, l'allarme che leggo nell'importante articolo di Rina Gagliardi "Accettiamo la sfida del papa". Non sto a ripetere quello che la Gagliardi ha detto tanto bene, ribadisco che assistiamo ad una "presa di potere", ad una imposizione della Chiesa cattolica, che ci riporta "ad un'epoca premoderna", all'Inquisizione, ai roghi per le presunte streghe.

Rifletto sul titolo, "Accettiamo la sfida del papa", e sulle ultime righe: «La forza di Ruini e di Ratzinger… sta nella loro capacità di proporre un pensiero forte, una terapia autoritaria contro il vuoto… e noi?». Rifletto sull'articolo di Lea Melandri "La religione e i vuoti della politica" in cui l'autrice lega il risveglio religioso alla crisi della politica che «sconta la sua separatezza storica dalle esperienze che sono forse più legate alla persona al privato», mi sembra che qui il discorso si sposta sulle donne specie in tema di sessualità, procreazione, identità femminile.

Non si tratta di accettare la sfida, perché non c'è possibilità di confronto; tanto per toccare un tasto dolente, va rifiutata qualsiasi proposizione che l'identità libera di una donna sia contro la vita, che nonne, mamme, sorelle e amiche che hanno abortito siano "assassine" perché sappiamo scientificamente che il feto solo dopo i sette, gli otto mesi, passa da una potenzialità alla possibilità della vita.

La ricerca, il confronto, la conoscenza questo ci deve interessare; se non ci sono idee, se non c'è ricerca, se non si ha una teoria sulla complessità della realtà umana, sulla mente umana, non "si perde" ma si vive male, ci si deprime, ci assoggettiamo a quel pensiero a quella violenza invisibile che ci vuol fa credere che gli uomini sono "naturalmente perversi", perciò non possono essere lasciati liberi di gestire la propria vita.

LEGGI GLI ARTICOLI PUBBLICATI

MARTEDÌ 4 OTTOBRE

SU LIBERAZIONE


li trovi in questo blog alla data nella quale sono usciti

articoli del 10.10.05PER LEGGERE IL TESTO CLICCA SUL TITOLO

psichiatria
Repubblica Salute

Il 10 ottobre
Salute mentale, giornata mondiale


sinistra
l'Unità 10.10.05

Bertinotti non parla, ma in piazza ci mette un post-it gigante: «Voglio...»


il movimento delle donne in Egitto
Le Monde diplomatique
Volti femminili dell'Islam
di Wendy Kristianasen


donne e letteratura
Le Monde diplomatique
Donne che corrono con Puskin


Cina
Le Monde diplomatique

Una Diplomazia asimmetrica
La Cina scompagina l'ordine mondiale
di Martine Bulard


un articolo ricevuto da Sara Sera
Liberazione 9.10.05
Una questione di democrazia

venerdì 7 ottobre 2005

un convegnoIdentità e immagine femminile

una segnalazione di Marco Pizzarelli

Convegno Identità e immagine femminile

Roma, venerdì 7 ottobre 2005
ASL RM-E
Dipartimento Tutela Maternità e Infanzia
Sala Teatro S.Spirito
Via dei Penitenzieri

Segreteria scientifica e organizzazione
Dott.ssa M.Roberta Rocchi
Tel/Fax : 06/68353207 - Cell.: 333/2695771

Programma del Convegno
"Identità e Immagine Femminile"
venerdì 7 Ottobre 2005

Mattina

Presentazione del Convegno da parte del Direttore del DTMI (M.Sprovieri)
9.00 Saluto del Direttore Generale (Dott. P.Grasso)
9.15 Come nasce l'idea (M.R.Rocchi)
9.25 Psicodinamica dell'identità e dell'immagine femminile (A.Homberg)
9.30 Donne nel tempo : Profilo storico delle donne nel Novecento in Occidente (I.Baratta)
10.30 Immagine femminile come ispirazione nell'arte contemporanea (T.Cascella e M.Cascella)

11.10 - 11.30 pausa caffè

11.30 Nomi di donna in una partitura di Mozart (E.Pieranunzi)
12.00 Suono e immagine femminile: una ricerca (A.Montellanico)

Identità senza immagine e immagine senza identità
la ricerca dell'immagine

12.30 Belli da morire (anoressia e bulimia) (P.Machado)
13.00 Belli da morire (anoressia e bulimia) (L.Costantino)

pomeriggio
15.30 Faccia di plastica (tra chirurgia ricostruttiva e chirurgia estetica) (P.Cecchi)
16.00 Ricrearasi l'identità (Progetto Amazzone) (L.Prosa)
16.30 Se l'identità è immagine sociale . . . quale fecondazione? (S.Grossi)
17.00 Un figlio a tutti i costi (M.Taranto)
17.30 Figlio mio ti voglio tanto uccidere (crimine e malattia mentale nelle donne) (E.Di Gianfrancesco)
18.00 Sanità mentale (Non tutte furono "libere donne di Magliano") Cenni storici sull'istituzione dei manicomi criminali per donne in Italia e sommessi dubbi sul concetto che la follia conduca alla conquista della libertà (M.R.Bianchi)

Considerazioni conclusive (M.R.Bianchi)

Bush come Ratzinger e John Belushi in "Blues Brothers" di Landis:«siamo in missione per conto di dio!»

Corriere della Sera 7.10.05
Lo scoop della Bbc sulla «missione divina»

E’ stata la Bbc, in un documentario in onda tra breve, a svelare le frasi rivolte da Bush al palestinese Nabil Shaath nel giugno 2003: «Dio mi ha detto: George, combatti quei terroristi in Afghanistan. E io l'ho fatto. Poi Dio m’ha detto: metti fine alla tirannia in Iraq... E io l'ho fatto».

articoli del 7.10.05

sinistra
Corriere della Sera 7.10.05

L’INTERVISTA
Il capo prc: linea giusta sull’Iraq ma dica che è anti Usa
Bertinotti: Afghanistan Romano ha idee datate
«Primarie nel caos, rischiamo di indebolirle»
di Gianna Fregonara


"Science"
Repubblica.it 7.10.05

Su "Science" una ricerca del centro di genomica di Losanna
Un frammento di Dna produce le onde delta che danno il sonno profondo
Genetica, dormire bene è una questione ereditaria
Gli esperimenti sui topi. Oltre al gene c'è bisogno dell'acido retinoico
di Elena Dusi.


Le Scienze 06.10.2005
Come il sonno attenua la coscienza
La perdita di consapevolezza è dovuta alla disconnessione fra le aree del cervello


leggili su spogli
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Le Nuove Edizioni Romane

informano che lunedì 3 ottobre è stato inviato agli abbonati il
n. 4/2005 della rivista

"Il sogno della farfalla"

Da lunedì 10 ottobre la rivista sarà disponibile presso la Casa Editrice, la libreria Amore e Psiche e negli altri abituali punti vendita.

Con l'uscita di questo numero si apre la
campagna abbonamenti per il 2006. Informazioni e bollettini postali sono inseriti nella rivista in uscita.

giovedì 6 ottobre 2005

articoli del 6.10.05

ricevuto da Sara Sera
i preti vogliono riprendersi tutta l'Italia: intanto cominciano dagli immobili...
l'Unità 6.10.05

Regalone alla Chiesa, il Senato approva: non pagherà più l'Ici.

il manifesto 6.10.05
PARADISO FISCALE
La casa di Dio non paga tasse
Il senato converte un decreto estivo che abbona l'ici a tutti gli edifici di proprietà della chiesa, anche se usati a fini commerciali, educativi o di assistenza. E' l'ennesimo buco nei bilanci dei comuni che perderanno almeno 200 milioni di euro
di Sara Menafra

come gongolano i preti
La Stampa 6.10.05

La Santa Sede: lo chiedevamo da tempo
Vale per una quantità incalcolabile di beni

Belzebù. Ma chi è?
La Stampa 6.10.05

IN ITALIA CINQUECENTO «CLUB VIRTUALI» ISPIRATI AL DEMONIO
In aumento i giovani plagiati dal satanismo

cognitivismo, un ferrovecchio
il manifesto 6.10.05

Conflitto sull'idea di natura umana
Siamo dualisti nati: questa la tesi di Paul Bloom nel suo libro «Il bambino di Cartesio»
di Felice Cimatti

una segnalazione di Carmine Russo
Repubblica Salute 6.10.05
Una risata vi guarirà, elogio dell'umorismo
Stili difensivi. Quando l'Io sfida la sofferenza e non si rassegna
di David Meghnagi *


mercoledì 5 ottobre 2005

Bertinotti
su www.unita.it
«Vigilanza contro i rischi dello Stato etico»
(da Liberazione del 5.10.05)

Migliaia di contatti, centinaia di domande. Quasi a toccare con mano l'interesse suscitato dalla sua candidatura. Ieri Bertinotti ha partecipato ad una «chat» sul sito de l'Unità (consultabile sul sito www.unita.it) . Tante le domande. Ma un tema è ricorso con maggiore frequenza: quello del rapporto fra laici e cattolici.... «contro la pretesa che si è manifestata nelle gerarchie ecclesiastiche di dettare ciò che è costituzionale e ciò che non lo è. Il rischio di andare verso una riedizione dello Stato etico è troppo grande per non manifestare un'attenta vigilanza»

articoli del 5.10.05

sinistra
l'Unità 5.10.05
Bertinotti:
sconfiggeremo la precarietà del lavoro
la chat dell'Unità di ieri

sinistra
Corriere della Sera 5.10.05
Il leader di Rifondazione: i moralizzatori fanno danni, Travaglio mi dà l’orticaria
Bertinotti: difendo il diritto ai salotti tv

di Angela Frenda

un autorevole esempio di "pensiero" cattolico
Avvenire, editoriale del 5.10.05

Il relativismo può diventare dogmatismo
di Giancarlo Ricci

questo è il massimo che possiamo sperare dai Ds sulla questione cattolica?
l'Unità 5.10.05
Tentazione Manichea
Sul dialogo fede-ragione
di Alfredo Reichlin

ricevuto da Sara Sera
questione cattolica
l'Unità 5.10.05
Aborto, anatema dei Vescovi: è peccato votare chi è a favore

ricevuto da Tonino Scrimenti
complicità diessine
L'Espresso in edicola

Fondazione MPS - Che liberal quei rossi
di Paolo Forcellini

questione cattolica
il manifesto 5.10.05
«Donne vittime delle religioni»
La risoluzione approvata dal Consiglio d'Europa. L'Italia s'indigna
di Marina Forti

Machiavelli
Corriere della Sera 5.10.05

Dal dialogo di Machiavelli col passato un giorno nacque l’arte della politica
di Luciano Canfora

neurologi e pediatri
Yahoo! Salute 5.10.05
Cervelletto, molto più che un coordinatore dei movimenti
Di Paola Mariano, Il Pensiero Scientifico Editore


neofascisti
La Stampa 5.10.05
Il caso. Crescono i movimenti che combattono «la femminilizzazione della società»
All’armi siam machisti. Uomini sul piede di guerra
Uniti contro «il nazi-femminismo del terzo Millennio»

psicoterapeuti
TG.COM 5.10.05
Sei depresso? Scavati la fossa!
Mosca, così uno psicoterapeuta cura i pazienti

la ricerca della felicità
Corriere della Sera 5.10.05
Da millenni filosofi e teologi tentano invano di carpirne ...
di Maria Teresa Veneziani

la ricerca della felicità
Quotidiano.net 5.10.05
abitudini d'oltreoceano
Sesso e cibo
Giovani americane senza tabù

la ricerca della felicità
Reuters 5.10.05

Ue, la "fiorentina" può tornare in tavola


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martedì 4 ottobre 2005

su Liberazione di martedì 4 ottobre

ricevuto da Carmine Russo e da Sara Sera

Liberazione 4 ottobre 2006, prima pagina
Accettiamo la sfida del papa
di Rina Gagliardi
Dio solo sa quanto siamo alieni dall'anticlericalismo e dal laicismo. E tali vorremmo rimanere, non solo in nome delle più classiche ragioni del rispetto e del dialogo, ma per una persuasione ancor più radicata - quella per cui il mondo non si divide, nient'affatto, in credenti e non credenti, e le ragioni dei credenti hanno la stessa dignità, diritti e valore di quelle dei miscredenti. Purtroppo, rischiamo di non farcela più, a tenere questi sentimenti con la necessaria saldezza d'animo: tanto il cardinal Ruini quanto papa Ratzinger ci spingono, ormai quasi quotidianamente, verso approdi - ottocenteschi, podrecchiani, protopannelliani - che non ci piacciono.

L'ultima solenne sortita di Benedetto XVIesimo - domenica scorsa, in occasione dell'apertura del Sinodo - ribadisce una posizione inaccettabile: la necessità del dominio divino nella sfera pubblica, con la conseguente denuncia, da parte del Pontefice, di ogni filosofia della tolleranza che, confinando la religione nel privato, finisce per coincidere con l'"ipocrisia". Sono affermazioni di intensa portata teologica, e anche morale, all'interno di un discorso dai toni cupi, pessimisti, apocalittici. Ma alle nostre orecchie umane esse suonano prima di tutto come la pretesa di restaurare l'obbligo della fede e della pratica religiosa, anzi di farne la "ratio" della vita civile - quindi delle leggi dello Stato, e di tutto ciò che comunemente va sotto il nome di politica. Una "proposta" che ci riporta, di colpo, ad un'epoca premoderna, quando dubitare di Dio e delle dottrine della Chiesa non era neppur concepibile e veniva ferocemente perseguito - come accadde a Giordano Bruno, a tanti spiriti liberi morti sotto le torture dell'Inquisizione, e a migliaia di donne bruciate sul rogo come streghe o fattucchiere. Una ricollocazione della Chiesa cattolica che (come questo giornale ha già scritto) che, dunque, non ha nulla da invidiare ai fondamentalismi religiosi che devastano oggi il pianeta. Se si porta alle estreme conseguenze il ragionamento di papa Ratzinger, che differenza c'è tra questa nuova arroganza allo stesso tempo politica e spirituale e i peggiori fanatismi dell'Islam, del calvinismo, dell'induismo, dell'ebraismo? Non è forse proprio la difficoltà a separare la sfera religiosa da quella politica, e quindi la coincidenza totale tra Fede e Potere, il più aspro rimprovero che la "civiltà occidentale muove ai musulmani?

In verità, il ciclo inaugurato dal successore di Wojtyla poggia sullo stesso fondamento del papa polacco - la crociata della Chiesa contro il mondo moderno - ma lo sviluppa fino in fondo, e in forme pienamente politiche. Siamo ben oltre la dimensione dell'"ingerenza": siamo alla strategia di una vera e piena riconquista di potere. Di essa, il capo della Cei è il braccio armato, per così dire, la mente organizzativa, la leadership politica. E il Papa - questo Papa privo di ogni carisma profetico - ne sostiene il lato teorico: l'affondamento definitivo di ogni spirito conciliare, e tendenzialmente di ogni libertà di pensiero prima di tutto all'interno del mondo cattolico. Si legga bene il discorso: vi si parla del "dominio", non della necessaria "presenza" di Dio nella società degli uomini.

E si citano, con fervore minaccioso, le profezie di Isaia (supponiamo il primo, non il Secondo o il Terzo) sul destino di distruzione che attende il mondo, proprio come Israele e il suo popolo furono "definitivamente" puniti dall'abbattimento del Tempio. Che cosa vuole indurre, il Pontefice, se non la paura, l'angoscia, la soggezione? Che cosa evoca se non la certezza della catastrofe e della dannazione del mondo? In questo, certo, egli dà voce agli abissi di disperazione in cui rischiano di sprofondare le società attuali. Ed esprime una sfiducia radicale nella possibilità della salvezza - della redenzione umana su questa terra - che lo accomunano, in profondità, al neoconservatorismo attuale.

Che fare, dunque? Come ci si difende da questo incombente pericolo oscurantista? Quali terapie politiche e culturali possiamo e dobbiamo mettere in atto? Se solo una parte della nostra analisi è fondata, non basta certo una qualche fervida evocazione della "coscienza laica": le nuove scelte della Chiesa, vale a dire, chiamano in causa laici e cattolici, credenti e non credenti, il vero popolo di Dio così come il popolo scettico. Ovvero, si impone a tutti - a noi laici, a noi non credenti capaci di riflettere sulla fede, a noi cristiani conciliari, a noi che di Gesù di Nazareth assumiamo fino in fondo la Croce, a noi che non rinunciamo alla virtù teologale della Speranza - la capacità di rispondere davvero alla sfida sui valori, i principi, il senso della vita. Visto in questa ottica, il discorso del Papa ci appare perfino ancor più terrificante, ma a suo modo "ragionevole": è la risposta reazionaria ad un problema che c'è, che è troppo spesso rimosso, esorcizzato, banalizzato. Questo problema è la crisi di civiltà - la crisi del capitalismo nella sua era liberista - che si va rovesciando sul pianeta in mille forme drammatiche, mille Tsunami, cento New Orleans, e si insinua nella nostra vita quotidiana, sempre più povera e spesso sempre più banale. Quando il Papa denuncia il vizio contemporaneo di "possedere il mondo e la nostra vita in modo illimitato", senza mai pagare pegno, senza mai fermarsi un attimo, senza altri valori che non la cieca immediatezza del presente, senza valori che non siano un sempre più esangue tardo-edonismo, è di questo vuoto abissale, in fondo, che ci sta parlando - e provate a sostituire il "dominio di Dio" con un diverso e più terrestre sostantivo, il "dominio dell'umanità", e allora la denuncia, e perfino la pretesa intollerante di far pesare il divino nella società umana, senza considerarlo un "intralcio" o un rito formale quanto vacuo, vi appariranno più comprensibili e motivate. No, questo Papa non ci piace - anzi ci fa paura. Come non ci piace questa Chiesa che sogna un nuovissimo dominio temporale. Però, non ci possiamo accontentare - come i tardo-azionisti - di un astratto e disincarnato sogno neo-illuminista, come se in mezzo non ci fosse stata la crisi delle certezze novecentesche, non ci fossero state troppe sconfitte e, ancor più, le tragedie della ragione progressista. Dobbiamo sapere che la forza di Ruini e di Ratzinger non sta soltanto nella risonanza mediatica, o in quel labirinto di trame, interessi e rivoli di potere in cui la Chiesa è maestra: sta nella loro capacità di proporre un pensiero forte, una terapia autoritaria contro il vuoto. Loro hanno capito che il "pensiero debole" è oggi arrivato al capolinea. E noi?


nel supplemento:
La religione e i vuoti della politica
di Lea Melandri


Invece di protestare per l'invasività della Chiesa, la cultura laica dovrebbe indagare le ragioni di un consenso che le sottrae terreno in zone insospettabili, conquistando cuori e menti

L'insistenza con cui oggi si torna a contrapporre laicità e religione è il segnale più evidente della difficoltà che abbiamo a riconoscere che tra l'una e l'altra una delimitazione netta di confini non c'è mai stata. «Se vivi nel mondo occidentale - scrive James Hillman nel suo ultimo libro, Un terribile amore per la guerra, (Adelphi, 2005) - psicologicamente sei cristiano, marchiato indelebilmente con il segno della croce nel cuore e nella mente e in ogni fibra del corpo. Il cristianesimo è dappertutto, nelle parole che usiamo, nelle bestemmie che pronunciamo, nell'eredità di assassinii religiosi della nostra storia. Siamo cristiani fino al midollo, con l'innata certezza di essere superiori a tutti, capaci di aiutare gli altri a vedere la luce».

Il paese di Romagna, dove sono cresciuta, è sempre stato amministrato da partiti di sinistra, ma l'"anima" - tutti gli interrogativi e i tormenti esistenziali che accompagnano la crescita di un individuo, soprattutto se femmina - la si dava precocemente al prete e alla cultura dell'oratorio. E in parte è ancora così.

Intrecci profondi e inconsapevoli potrebbero essere oggi l'oggetto di una ricerca capace di uscire finalmente da schemi dualistici, astratti, se a complicare le cose non fossero intervenuti contaminazioni, accorpamenti paradossali, insospettabili: gli "atei devoti", la "fede secolarizzata", il "femminismo clericale", la laicità "buona e sana", cioè intrisa di principi cristiani, auspicata dal cardinale Scola. Di fronte a una Chiesa aggressiva, che non si rivolge più alle coscienze, sapendo quanto gli individui si concedano ormai libertà di scelta, e che mira a "fecondare" direttamente le principali istituzioni della vita pubblica - lo Stato, le sue leggi, i suoi tribunali - si è portati a pensare al ritorno di un lontano passato, feudale, che si credeva sepolto. Ma se si resiste alla tentazione di vedere l'insorgere di una fede d'assalto solo come fenomeno regressivo, il rimontare di pulsioni oscure e irrazionali, nemiche della modernità, forse si può pensare, in termini meno fatalistici, che la religione sia oggi la copertura di una "preistoria" di esperienze, pensieri, sentimenti, relazioni, che chiede di essere "ripresa" e aperta a nuove soluzioni.

Il "risveglio religioso" che ha colto di sorpresa l'Occidente, ma che interessa con evidenti analogie culture e confessioni diverse, è stato da molti messo in relazione con il riproporsi in forza di un Islam arcaico, fondamentalista, ostile al mondo cristiano identificato coi vecchi e coi nuovi colonizzatori. Si è detto anche che poteva essere la risposta a sentimenti diffusi di paura, insicurezza, precarietà, perdita di appartenenze identitarie, umori inquieti che chiedono atti riparativi e il ripristino di valori tradizionali. Ma una delle ragioni principali è senza dubbio la crisi della politica che, di fronte ai cambiamenti in atto, sconta la sua "separatezza" storica dalle esperienze che sono parse più legate alla "persona", al privato, alla vita del singolo, ad aspetti dell'umano confinanti con la natura e col sacro: l'amore, la nascita, l'infanzia, le mutazioni corporee, la malattia, la morte, ecc.

Per effetto del mercato, dei media, della sperimentazione scientifica e, soprattutto, della "rivoluzione" quotidiana che ha visto le donne uscire dalle case, scostarsi dai ruoli famigliari, affrontare in modo diverso la sessualità e la maternità, oggi le "questioni della vita" irrompono sulla scena pubblica e con sorpresa della cultura "alta" conquistano i posti più in vista, influenzano la politica, diventano oggetto e soggetto di cambiamenti imprevedibili. Un sottosuolo di "vissuti", che si volevano immodificabili, rischiano, una volta venuti allo scoperto, di finire divorati da poteri, istituzioni, discipline che non a caso viaggiano ormai col prefisso "bio": biotecnologie, biomedicina, biopolitica.

Con la nascita di un'individualità femminile sempre meno adorante del sacrificio materno, meno incline alla dedizione altruistica che ne ha fatto finora il sostegno primo, materiale e psicologico, della vita pubblica, si incrina un ordine dato come "naturale", che la Chiesa si affretta a riportare in auge secondo i presupposti intoccabili della Parola rivelata. Anche se gli ammonimenti delle gerarchie ecclesiastiche si scagliano insistentemente sul "caos sessuale", sul "relativismo etico e filosofico", sul disfacimento della famiglia, bersaglio primo restano tuttavia i massimi organi dello Stato, i governi, i parlamenti, che possono legittimare o frenare il cambiamento, come si è visto a proposito della legge 40, e ora dei Pacs e della pillola abortiva RU486. Il pericolo maggiore dunque non è l'Islam. Anzi, come ha detto il nuovo Papa a Colonia, «la ferma fede in Dio dei musulmani - è - una sfida positiva» anche per il cattolicesimo. Più temibile è l'eclissarsi di un dominio e di una genealogia patriarcale che si sono retti finora su un'idea biologistica e sacralizzata di famiglia, ma soprattutto sull'apparato sacerdotale rigorosamente maschile che se ne è assunto la tutela.

La fame di spiritualità, di accorpamenti mistici, di "valori" rassicuranti, di figure carismatiche a cui affidare il destino dell'umanità, non è solo l'effetto di abili strategie clericali e conservatrici, ma nasce dal cuore dell'Occidente, dal disagio evidente di una civiltà che ha perso il rapporto ottimistico con se stessa, con le proprie mete tecnico scientifiche, con l'idea di un soggetto unico, portatore di principi universali. Non è la "secolarizzazione", come va ripetendo Papa Ratzinger, a "disumanizzare l'uomo", ma, al contrario, quella sorta di ritorno di onnipotenza divina proiettata sul mondo creato dall'uomo, sulle macchine che sembrano oggi esautorarlo, sottraendogli controllo e responsabilità. La "religione" del mercato, della tecnica, della scienza, delle mirabolanti reti comunicative, se ha potuto dare inizialmente nuovo impulso alla creatività, oggi ne svela vistosamente i rischi là dove non si vedono più limiti, differenze, alterazione del senso dell'umano. Il dio delle merci, delle tecnologie, della velocità, dell'eterna giovinezza, fa dubitare della laicità della nostra cultura tanto quanto le sue innegabili radici nelle religioni che l'hanno attraversata. Ma se le chiese avevano a loro vantaggio il sapere e la lingua dell'interiorità, del sentimento, della sofferenza, del piacere e dei patimenti del corpo, il dio macchinino e ingegneristico della ragione scientifica si lascia dietro l'ombra di un immaginario apocalittico, il sospetto della distruttività che inspiegabilmente ha sempre accompagnato le più straordinarie costruzioni dell'uomo.

Anziché attestarsi sulla vibrata protesta per l'invasività della Chiesa su questioni che appartengono esclusivamente allo Stato - smentite peraltro dal filo mai interrotto della negoziazione -, la cultura politica che si proclama laica e antitradizionalista, dovrebbe indagare le ragioni di un consenso che le sottrae terreno penetrando in zone insospettabili, conquistando cuori e menti che sembravano pulsare in tutt'altra direzione. I "predicatori d'odio" nostrani, da Oriana Fallaci a Giuliano Ferrara, da Marcello Pera ai deputati leghisti, trovano molte più orecchie disposte all'ascolto di quante un'intellettualità aristocraticamente appartata dal senso comune possa immaginare.

L'inadeguatezza ad affrontare con il patrimonio di conoscenza e di capacità critica necessaria il profondo rivolgimento in atto, nel privato come nel pubblico della nostra società, appare evidente nelle linee programmatiche con cui il centro-sinistra si presenta alla sfida elettorale.

Nelle "agende politiche" brillano per assenza proprio i temi su cui più si è dibattuto in questi mesi, le grandi trasformazioni che hanno portato allo scoperto corpi, sessualità, vita intima, legami famigliari, e mostrato l'incidenza sempre maggiore che sulle vicende esistenziali primarie vanno acquistando le istituzioni e i poteri della vita pubblica. Le analisi di sistema, le visioni più lucide sugli esiti della globalizzazione economica e del neoliberismo, con le loro implicazioni individuali e collettive, si leggono nei saggi di sociologi, antropologi, filosofi, ma, per la tradizionale separazione tra politica e cultura, tra militanza e ricerca universitaria, le semplificazioni propagandistiche si allontanano sempre più dall'elaborazione teorica. Anni fa, nel vivo di un appassionato corpo a corpo tra il movimento delle donne e la sinistra, pensai che a monte di tanta incomprensibile "afasia" su questioni che avrebbero dato una radicalità meno parolaia all'idea di "rivoluzione", ci fosse una sorta di "ascetismo rosso", di malcelato puritanesimo, di "pulizia razionale", contro l'inquinamento delle emozioni e dei drammi esistenziali. Oggi, di fronte all'evidenza che ha preso il rapporto uomo-donna sulla scena del mondo, per effetto dell'incontro-scontro tra culture diverse, ma soprattutto per il dubbio allarmante che la tradizionale dedizione femminile alla continuità della specie si stia allentando, sono portata a credere che si tratti invece dell'estrema resistenza di una maschera "virile" fatta più di passioni che di razionalità, di paure più che di certezze.

Inutile meravigliarsi se la Chiesa va a occupare il vuoto che si è aperto tra le persone, gli interrogativi, i disagi reali del vivere quotidiano, e chi dovrebbe farsene interprete e portavoce.


nel supplemento:
La scienza tra sacro e mercato
di Elena Gagliasso Luoni

Due opposti integralismi si scontrano: quello religioso e quello scientista, aumenta la distanza dalla collettività
La ricerca per progredire deve essere libera dai dogmi. Pena il suo stesso sviluppo. Oggi c'è questo rischio. Ma c'è anche un'altra sfida da affrontare: costruire un nuovo pensiero critico e autocritico. Costruire insieme un senso del limite.

Nei periodi di perdita delle progettualità ideali, si inserisce nell'immagine collettiva della scienza - così come nella politica e nel respiro esistenziale dei soggetti - l'esigenza di scorciatoie rassicuranti e di deleghe della vigilanza critica.

Due integralismi simmetricamente complementari attaccano quel pensiero aperto, che è la condizione indispensabile per fare ricerca.

Li chiameremo con nomi che possono non piacere, ma che servono ad inquadrarli su uno sfondo storico: da un lato la "regressione oscurantista", dall'altro lo "scientismo tardivo".

Nel caso della "regressione oscurantista", si rinnova oggi un esercizio di supervisione sulle coscienze e di censura che è proprio delle grandi religioni monoteiste. Fin dal ‘600, dalla nascita della scienza moderna con la rivoluzione copernicana, il mondo della ricerca scientifica ha affrontato anatemi e scomuniche. E giustamente: incarna per sua stessa necessità di metodo, per la spinta esplorativa libera e per il rapporto con la materialità del reale, la laicità dell'Occidente.

Ora, nel corso di quattro secoli i rapporti tra la conoscenza scientifica e il sapere religioso si sono snodati lungo una serie di fasi alternanti di maggiore o minore frizione. Ovviamente, nelle fasi storiche più integraliste la scienza, chiave della libertà del pensiero laico, è maggiormente sotto tiro. E oggi siamo nuovamente, come mostra la storia degli ultimi anni, dentro una di queste fasi.

Per ora il monoteismo che maggiormente ci concerne, su questo piano, è l'integralismo della chiesa cattolica e, nei Paesi anglosassoni, quello delle chiese evangeliche e protestanti. Entrambi entrano nel merito delle teorie evolutive biologiche e cosmologiche o delle possibilità di fare ricerca su embrioni. Il punto d'attacco non è quindi più la fisica astronomica di Galileo e Copernico (che è invece ancora rifiutata da alcune forme dell'integralismo islamico), ma la biologia.

Un attacco che negli Stati Uniti le chiese evangeliche e protestanti svolgono attraverso processi in tribunali per imporre nelle scuole l'insegnamento, non tanto del creazionismo, ma del "Disegno Intelligente" divino come motore dell'evoluzione della vita sul pianeta, cercando di sottrarre credibilità alla spiegazione della biologia evoluzionista.

Un'onda che dall'anno scorso è arrivata anche in Italia. Da noi però il nodo che si è stretto è stato sia teorico che pratico e politico. La società aperta, la politica partecipativa e la ricerca scientifica sono state messe in scacco, come ben sappiamo, attraverso la gestione e i risultati dell'ultimo referendum sulla procreazione assistita e l'uso delle staminali embrionali.

Ma è evidente che un referendum che fallisce su questi temi, così come la deriva antidarwiniana sui programmi scolastici ministeriali, non sono che l'ultimo temporaneo anello di una serie di passaggi di quello che possiamo indicare come il disincanto della laicità. Sono passi culturali e politici in senso lato che hanno progressivamente sovrapposto la gestione del consenso del "pubblico" (i consumatori, i fedeli) alla presa di conoscenza della comunità civile (il cittadino e la collettività).

Si tratta di capire allora come mai questo disincanto.
Dove scienza e società civile sono così fragili.

Il mondo di una fede solida non ha bisogno di entrare nel merito della scienza, come sostengono anche molti credenti e credenti scienziati. Se lo fa è anche perché trova spazio tra bisogni ed esigenze del sociale.

La delicata condizione di trapasso e compartecipazione all'alba della vita di un individuo e di distacco negli stati terminali, la ovvia inaccessibilità sperimentale delle origini della materia vivente sul pianeta, e quindi la sua ricostruzione inferenziale, l'impossibilità di esaurire ogni significato del reale con le sole teorie della scienza, sono tutti spunti agevolmente fatti propri dalla religione: temi ripresi a un nuovo livello, ma che prolungano una tradizione di legiferazione sull'essere e sul sapere millenaria. Ma se questo ritorno di parola dei grandi miti e delle autorità rivelate è possibile, se, come sembra, non trova ostacoli nel suo rinnovarsi, questo avviene anche per un vuoto, una sordità del pensiero cosiddetto "laico" nell'affrontare la polifonia dei significati della realtà, e contemporaneamente per l'eccesso di promesse "risolutive" dell'immagine prometeica che alimenta gran parte dell'immaginario scientifico. Tra questa immagine un po' trionfalistica e, diciamolo, "fideistica", divulgata e il reale quotidiano lavoro dei ricercatori c'è uno scarto notevole.

In particolare la pratica della ricerca scientifica, con le sue osticità per il senso comune e la sua scuola del dubbio, pratica la costante e necessaria messa in discussione delle teorie acquisite e funziona presupponendo una sorta di inesauribilità di ciò che è ancora incognito: il non-conosciuto, non il non-conoscibile.

Le "verità" della scienza non obbediscono quindi al principio di rassicurazione umana e sono per definizione autocorreggibili. Alcune delle rivoluzioni scientifiche più importanti, copernicana, darwiniana, freudiana, hanno minato la nostra centralità: nell'universo, tra i viventi e della nostra ragione cosciente. Se il ragionamento scientifico richiede una sofisticata preparazione e appositi codici linguistici, se ci mostra costantemente la limitatezza dei nostri sensi, la disposizione alla ricerca richiede piuttosto il coraggio della curiosità, proprio quello che abbiamo da bambini.

Invece il messaggio scientifico a livello comunicativo e mass-mediatico sembra essere complice e inversamente complementare dell'oscurantismo di ritorno religioso: si propone quasi come contro-fede, sotto forma di scientismo. Uno scientismo che è tardivo perché rispolvera oggi, dopo la complessa e ricca riflessione sociale e politica, fuori e dentro al mondo della ricerca, che ha attraversato la seconda metà del XX secolo, un modello scintillante dei destini progressivi delle conquiste della scienza.

Quello che ci siamo lasciati alle spalle, l'eredità del secolo scorso è infatti una eredità complessa: le domande politiche e filosofiche che sono comparse dopo la Seconda guerra mondiale, le domande sulla non neutralità della scienza, le domande sui rapporti e le implicazioni tra ricerca ed economia, l'attenzione critica alle ricadute delle tecnoscienze sulla società a molti di noi hanno fatto pensare alla possibilità di una scienza più matura. Il trionfalismo del positivismo proprio delle fasi della prima industrializzazione sembrava lasciasse il posto, anche a causa di esiti controversi, a una scienza più consapevole dei suoi limiti e capace di misurarsi con quello che sembrava un compito ineludibile: la messa a punto di una nuova etica della ricerca.

Come veri ostacoli alla libertà della conoscenza infatti si presentavano, non tanto le censure religiose, quanto la grave dipendenza dall'economia di mercato e dai suoi schemi. La situazione oggi è invece più intricata e compromessa.

Se infatti il libero pensiero laico è la condizione per poter fare ricerca scientifica, non si può negare che un attacco a questa "libertà" proviene dal fronte stesso della connessione sempre più stretta tra mercato e ricerca. Il ruolo dei brevetti, soprattutto quando sono applicati a prodotti biologici, farmaceutici, il peso delle grandi multinazionali all'interno degli apparati stessi dei diversi settori di ricerca, la segretezza competitiva per arrivare primi a scoperte assimilabili ad un prodotto, quella vera e propria ossessione della applicabilità e spendibilità di ogni ricerca, sembra essere il contrario della libera circolazione delle idee che alimenta la conoscenza, tanto che anche la differenza tra scienza pura e applicata sembra svanire. Queste sono solo alcune delle ragioni di massima di un'affanno nel difendere l'autorevolezza della scienza e i suoi valori di base.

Orientarsi in questo paesaggio ambiguo è ciò che ci tocca affrontare oggi e non è certo uno scherzo. Non è semplice né lineare trovare una sorta di consenso condivisibile sui diversi piani metodologico, etico, politico, tecnico che la ricerca scientifica richiede e che la conoscenza scientifica produce.

Resta, anzi cresce, la necessità di un pensiero scientifico critico - e, dove serve, autocritico - che si faccia carico di almeno tre fronti: la finalità della ricerca, le connessioni ricerca/mercato e la comunicazione. Della finalità delle scoperte, senza lasciare un vuoto in cui ritorna la sola parola del sacro, in particolare sul problema dei limiti precauzionali e della responsabilità sociale di quanto afferisce al vivente. Delle connessioni ricerca/mercato e delle ricadute economiche e sociali dei prodotti (tecnici, ma anche teorici) sull'ambiente in cui viviamo. Questo è uno stato di cose che non si rovescia certo, o perlomeno che non è compito dei soli ricercatori, ma che richiede di essere rimesso a tema con attenzione, sia da chi sta dentro al mondo della ricerca, sia da chi se ne occupa dall'esterno dei laboratori. Della comunicazione della scienza, e quindi dell'immaginario scientifico che ogni epoca costruisce tra ricercatori e comunità civile, e che oggi è nelle mani di pochi integralisti-scientisti (se mi passate il termine), che da tutti i palchi mass-mediatici ci raccontano di una scienza mirabolante, il cui futuro sembra la riproposizione del vecchio immaginario prometeico dell'Ottocento.

Lontano quindi dallo stato dei controversi problemi tecnologici, etici, sociali ed economici della ricerca di oggi, fideistico invece e così connivente con il potere del sacro, appannaggio proprio delle religioni.

Piero il Pio è in buone mani

Corriere della Sera 4.10.05

A settembre hanno pregato per Follini: il leader dell’Udc, «profeta» della rottura del bipolarismo, è stato scelto dal sito cattolico Adotta un politico.com, che ogni mese dedica attenzioni e invocazioni celesti a un esponente della classe politica. Questo mese pregano per il leader ds Fassino.

articoli del 4.10.05

La sinistra contro Ruini e Ratzinger
Il Mattino 4.9.05
Il leader di Rifondazione avverte: con noi ci sarà meno precarietà
Bertinotti: questo governo ha dimenticato il Sud

genialità degli "psicologi positivi" britannici
La Stampa 4.10.05

L’esperimento diventerà un documentario per la BBC
Lezioni di felicità per inglesi depressi
Gli psicologi hanno lavorato su 50 volontari
di Maria Chiara Bonazzi

creatività artistica e malattia mentale
La Stampa 4.10.05
Iniziativa della cooperativa sociale «La Polena» sull'inserimento lavorativo dei malati psichici
«Creativa mente» per un mese in Pinacoteca
Una giornata di studio e un’esposizione che coinvolge cinque artisti savonesi

una segnalazione di Matteo Soccorsi e Marco Pizzarelli
bella merce
Repubblica Affari e Finanza 26.9.05

I prodotti più avanzati per mandare in pensione
lo strumento inventato dal neurochirurgo Ugo Cerletti nel 1938
Schizofrenia, i nuovi farmaci
per dimenticare l'elettroshock
di Silvia Maria Busetti

RU486
Corriere della Sera 4.10.05
La pillola abortiva era stata sospesa dal ministro della Salute Storace
Comitato etico, ok a sperimentazione RU486
Accolto il protocollo modificato dall'ospedale Sant'Anna che accoglie le richieste dell'ordinanza del ministero


lunedì 3 ottobre 2005

a un passo dall'eversione?una domanda

domenica 2 ottobre 2005, il tedesco Ratzinger, nell'inaugurare il suo sinodo dei vescovi, ha detto:

«La cosidetta tolleranza che ammette per così dire l'esistenza di dio come opinione privata ma le rifiuta il dominio pubblico, la realtà del mondo e della nostra vita, non è tolleranza ma ipocrisia.
Laddove l'uomo si fa unico padrone del mondo e proprietario di se stesso, non può esistere la giustizia; là può dominare solo l'arbitrio del potere e degli interessi»


È adeguata una rumorosa e corale pernacchia alla Totò,
o dobbiamo tenerci pronti alla difesa attiva della Costituzione repubblicana?

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indetta una manifestazione nazionale per domenica prossima a Roma: contro la finanziaria e contro la legge truffa

Adnkronos 2.10.05
FINANZIARIA: BERTINOTTI, UNA MANIFESTAZIONE E' LA RISPOSTA GIUSTA

Roma, 2 ott. - (Adnkronos) - ''Una grande manifestazione di massa è la risposta giusta e necessaria ad una precipitazione politica da parte del governo Berlusconi che deve immediatamente trovare una risposta adeguata''. Lo afferma Fausto Bertinotti, secondo il quale ''se la proposta di legge elettorale è l'estremo tentativo della maggioranza di Berlusconi di evitare una verifica elettorale che si preannuncia per lei perdente, la legge finanziaria manifesta ancora una volta il carattere antisociale della politica del governo''.

attenzione, certa stampa intossica

citato al Giovedì: in un articolo apparso su Repubblica, lo stesso giorno di giovedì 30 settembre, a pagina 11:

Fausto Bertinotti:
«ora sono impegnato in una ricerca che si ferma al limite del fenomeno religioso»

...ma l'arguto titolista del giornale di Mauro si inventa di sana pianta e mette nella più ampia evidenza (nel titolo, appunto) una frase - virgolettata come se fosse citata dal contesto delle dichiarazioni del politico - che Bertinotti non ha pronunciato affatto: «sono alla continua ricerca di Dio»...
Infatti - come i lettori di "segnalazioni" sanno molto bene - la ricerca nella quale è attualmente impegnato il leader della sinistra oggi è davvero tutt'altra...

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articoli del 3.10.05

questione cattolica
La Stampa 03 Ottobre 2005

POLEMICA: IN AUMENTO LE ISCRIZIONI ALL’ASSOCIAZIONE ATEI E AGNOSTICI
«La Chiesa fa politica? E io mi sbattezzo»
di Flavia Amabile

linguaggi
Le Scienze 30.9.05
Un database per gli antichi linguaggi
Sviluppato un nuovo strumento per lo studio dell'evoluzione delle lingue

contraccezione
Tempo Medico online 1.10.05 n. 799
Pillola del giorno del mai più
I medici di famiglia discutono sulla contraccezione di emergenza
di Nicoletta Scarpa

Gustav Klimt
La Stampa TuttoLibri 1.10.05
AL CASTELLO VISCONTEO I DISEGNI DEL MAESTRO DELLA SECESSIONE VIENNESE
L’ossessione erotica secondo Klimt
di Marco Rosci

il buon Cancrini
l'Unità 03 Ottobre 2005
DIRITTI NEGATI
Il male esiste
ditelo ai vostri bambini
di Luigi Cancrini

una segnalazione di Francesco Baldini

Darwin
Corriere della Sera 29.9.05
Idee in lotta
Se l’universo fosse opera di un Creatore, il pipistrello avrebbe le piume: James Watson, lo studioso che rivoluzionò la biologia, spiega come Darwin abbia liberato l’uomo dalla superstizione. Offrendogli un mondo naturale che non era mai stato così meraviglioso
In principio fu il Verbo o il Dna?
Alcuni scienziati influenzati dalla religione trattano l’evoluzionismo come una semplice teoria. Negando l’evidenza
di James D. Watson
Premio Nobel per la medicina e la fisiologia


leggili su "spogli"

Costanza Fougier segnala anche il film "Viva Zapatero" di S.Guzzanti.

"Liberazione" di mercoledì 28 settembre 2005prima pagina


citato ai seminari:
la sinistra ha bisogno della teoria


l'editoriale:

La sinistra faccia ingerenza sulla Chiesa
di Ritanna Armeni
La Cei rifiuta l'accusa di ingerenza nella politica italiana. Ci sarebbe motivo per rispondere che finora così non è stato, ma preferiamo credere che questo sia un impegno per il futuro. Riafferma "il proprio diritto-dovere di intervenire su temi di grande rilevanza come la vita umana, la famiglia, la giustizia e la solidarietà" e ci sembra giusto che lo faccia.

Sgomberato il campo da questi equivoci resta però di fronte a noi il problema più grande: siamo d'accordo con l'idea di vita umana, di famiglia, di giustizia e di solidarietà che la Cei propone? O meglio: fino a che punto la sinistra è d'accordo con quanto la Chiesa va dicendo? E quando non è d'accordo, quali sono le sue idee su questioni che la Cei ritiene fondamentali?

Non possiamo non constatare su queste questioni da molti anni un grande vuoto e un silenzio che neppure i fischi, neppure le affermazioni orgogliose di laicità, neppure le accuse di ingerenza riescono a colmare. Perché la sinistra - a sinistra - si dice molto poco, si sperimenta ancor meno e soprattutto si ha timore ad affrontare fuori dagli schemi, magari con qualche errore, ma con più creatività ed impegno i grandi temi di una nuova etica.

Se ne ha un tale timore che si preferisce non vedere. Non si vede ad esempio che sulla vita c'è oggi un movimento di opinione molto vasto che comprende cattolici, ma anche laici, femministe critiche ed ecologisti convinti. Questo movimento, che ha fatto la sua prova generale nel giugno scorso al referendum sulla legge 40, non si limita a difendere l'embrione, ma difende la vita in tutti i suoi aspetti. La difende dall'eutanasia, la difende dal progresso scientifico che può manipolarla fino ad arrivare alla clonazione dell'essere umano, la difende da una medicina che si può arrogare il diritto di un intervento sul corpo umano. La vita è "natura" da difendere fino in fondo, senza cedere a nessun relativismo etico, rispetto ad una la cultura che pretende di modificarla. Da qui deriva l'opposizione alla fecondazione assistita, all'aborto, a qualunque istituto che scardini la naturalità della famiglia, alla contraccezione.

Questo movimento col referendum sulla legge 40 ha vinto. Ha vinto non solo perché c'è stata l'ingerenza della Chiesa (e c'è stata), non solo perché il mondo cattolico ha ritrovato un'unità come non si era verificata da decenni, non solo perché l'opinione pubblica non era stata abbastanza informata ma perché sui temi della vita, della famiglia e della donna, nonché sul modo nuovo in cui questi temi vengono declinati dalla bioetica non ha trovato nessuno che gli si contrapponesse realmente. Che riuscisse a declinare di nuovo la figura della donna nella procreazione, i compiti della scienza in un mondo che può facilmente rimanerne vittima, la funzione della famiglia e i suoi limiti. E anche i rapporti fra i sessi, quello fra le generazioni, il valore dei sentimenti. Che in una parola riuscisse a disegnare un mondo, una società diversa e migliore di quella in cui viviamo non solo nelle strutture economiche e nei rapporti istituzionali, ma anche nella definizione della vita degli uomini e delle donne e dei rapporti fra di loro.

So benissimo che non è facile. Anzi è difficilissimo. So però che non è impossibile perché in altre epoche storiche questo è stato fatto. Negli anni settanta si è rimessa in discussione non solo l'organizzazione del lavoro, ma l'intera struttura sociale, il rapporto fra genitori e figli, quello fra uomo e donna fino a scavare nei sentimenti più nascosti, nella sessualità maschile e femminile.

So anche che una sinistra che non si ponga questo problema offre molto poco. E' ristretta, si chiude in un economicismo senza immaginazione, offre forse "il pane" o la prospettiva di ottenerlo, ma "le rose"? Il gusto di pensare ad una società in cui anche la nostra vita personale possa migliorare, i sentimenti possano esprimersi meglio, le gabbie delle costrizioni, quelle familiari, quelle patriarcali possano essere distrutte?

So, infine, che se questo non si costruisce, anche senza alcuna ingerenza da parte della Cei, vince un altro mondo, quello che ha già vinto negli Usa con l'ideologia neoconsevatrice, che predica Dio, Patria e Famiglia. Perché nel vuoto e nell'incertezza vince chi una proposta riesce a farla, chi sa leggere quella incertezza sa indirizzarla verso un modello diverso di rapporti sociali, affettivi, sessuali. Chi sa contrapporre modello a modello, ma anche immaginario ad immaginario, valore a valore. E allora una proposta: crediamo ai vescovi quando dicono di non volersi ingerire e facciamo noi ingerenza sulle questioni che loro pongano. Interveniamo noi sulla famiglia per dire che quella tradizionale può fare e ha fatto molto male, sulla donna per rivendicare fino in fondo la sua liberazione dal suo destino biologico, sulla scienza per definirne progetti e limiti. Diciamo che i rapporti fra persone e fra i sessi possono diversi e migliori di quelli che la società ha finora codificato e accettato. E' difficile, ma non impossibile.

domenica 2 ottobre 2005

MASSIMO FAGIOLI
QUESTA NOTTE
DOMENICA 2 OTTOBRE 2005

SU RAIUNO

nella trasmissione
"CINEMATOGRAFO"

A MEZZANOTTE E MEZZA
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