venerdì 27 maggio 2005

venerdì 27 Maggio a RomaUNA INIZIATIVA DI "AVVENIMENTI" SUI REFERENDUM

OGGI
venerdì 27 maggio:

Tutti pazzi per gli embrioni

presentazione del numero speciale di "Avvenimenti"

alle ore 16
presso la Casa delle Culture
via S. Crisogono 45


interverranno

Giovanni Berlinguer
Livia Turco
Carlo Flamigni
Gabriella Gatti
Francesco Dall'Olio
Federico Orlando
Marco Cappato
Adalberto Minucci

coordina Simona Maggiorelli
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il numero speciale di "AVVENIMENTI"
con il dossier referendum sulla fecondazione assistita
sarà in edicola a Roma e a Milano il 26 Maggio
e il 27 maggio in tutte le edicole del Paese
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brevi dal web

La Stampa 27 Maggio 2005
LECCO: IL BIMBO E’ STATO AFFOGATO PER RISENTIMENTO
La madre assassina
«Odiavo Mirko io non lo volevo»

«Prima di lui ero una bella ragazza: facevo tv. La gravidanza mi ha
sfigurato».
Nella messinscena è stata tradita da alcuni particolari
Brunella Giovara
inviata a CASATENOVO (Lecco)

C'è stata una spinta d'odio, c'è stato un «momento di esplosione» che «è partito tanto tempo fa», spiega un investigatore. Mirko Magni, cinque mesi di vita appena, è morto affogato dalla sua mamma perché lei non sopportava più di dover fare la mamma, e di non poter fare altro. La vita che faceva prima, probabilmente. Prima del matrimonio, prima della nascita del primogenito. Le comparsate in televisione, le foto da aspirante velina, una carriera solo sognata, e chissà se davvero, concretamente realizzabile.
Nella testa di Mery Patrizio, 29 anni e un'accusa di omicidio aggravato e di simulazione di reato sulla testa, c'era tutto questo turbine di sentimenti in contrasto: odio e amore, «lo odio, questo bambino», aveva confidato ad una persona del suo cerchio famigliare (che lo ha riferito agli inquirenti), «Mirko è tutta la mia vita» (frase che ripeteva a tutti, sempre, in ogni occasione). C'era un risentimento che una volta le ha fatto dire «io questo bambino non lo volevo, poi è arrivato...». «Prima di Mirko ero una bella ragazza, poi mi sono ritrovata sfigurata dalla gravidanza». C'era una depressione vera, una sindrome «post partum» diagnosticata e curata prima al consultorio del suo paese, poi da uno specialista di Milano. Con che esiti, lo si è visto.
Questa è Mery Patrizio, ieri unica protagonista di una conferenza stampa al comando provinciale dei carabinieri di Lecco, dove il procuratore Anna Maria Delitala spiegava che molti elementi hanno portato all'incriminazione della donna, e così elencava: «Il contrasto tra le dichiarazioni rese dall'indagata nell'immediatezza - che già di per sé ponevano dei dubbi sul reale svolgimento dei fatti - con quanto trovato sulla scena del crimine». E poi: «Le contraddizioni tra le dichiarazioni rese dalla mamma e quelle fornite dai suoi parenti». E «l'autopsia sul bambino, e gli esperimenti sulla vaschetta in cui era immerso il corpo». E «gli esami sulle lesioni presenti sul corpo della mamma al fine di verificare la loro compatibilità con l'asserita aggressione». E «accertamenti di natura biologica e genetica sui reperti». E le dichiarazioni rese dall'indagata in sede di interrogatorio, del tutto contrastanti con quelle rese precedentemente, e costitenti una parziale ma sostanziale confessione».
Tradotto in parole povere, Mery è stata «tradita» - nella tragica messinscena che lei stessa ha completamente confessato - da alcuni particolari che nella sua «lucida follia» (espressione anche questa di uno degli inquirenti impegnati sul campo) non ha preso in considerazione. Primo: il rotolo di scotch usato per autolegarsi mani e piedi. Un rotolo che era in casa (prima dell'omicidio era custodito in un armadietto, dopo è stato trovato vicino al bidet), sul quale sono state rilevate le sue impronte. I carabinieri del Ris di Parma hanno anche esaminato i legacci che imprigionavano la donna, e hanno rilevato le tracce della sua saliva (attraverso l'esame del Dna), e di nessun altro. Il nastro risulta strappato con i denti, i denti di Mery, appunto.
Secondo elemento: l'autopsia eseguita sul cadavere di Mirko ha permesso di rilevare un ematoma all'altezza dello sterno, compatibile con una forte pressione esercitata sulla schiena del bambino. E combaciante con un bordo della vaschetta di plastica in cui Mirko veniva lavato. Nel laboratorio del Ris di Parma, sotto la supervisione diretta del colonnello Luciano Garofano, è stato condotto un esperimento (con un pupazzo dello stesso peso e misure di Mirko) per accertare che il bambino non poteva scivolare accidentalmente in avanti, e annegare. Ci voleva un intervento esterno, era necessaria una volontà omicida, per costringere Mirko a morire.
E poi: le orme rilevate in casa. Quelle di Mery, del marito Kristian, del suocero Gianluigi, dei carabinieri accorsi a Valaperta di Casatenovo, dei soccorritori del «118». Nessun'altra impronta, non c'era un intervento estraneo, un rapinatore che ha aggredito la donna e ha provocato la morte del figlio. Infine: la chiave della porta del bagno, ritrovata all'esterno del bagno. Un esperimento balistico ha permesso di accertare che è possibile chiudersi in quel locale, e poi gettare la chiave all'esterno facendola passare da sotto la porta. Insomma, una messinscena. Ingenua e disperata, ma sempre messinscena.

tgcom.it
"La mamma che uccide ha la psicosi"
Esperta: non e' depressione post-partum
Barbara Songia


"E’ difficile che la depressione post-partum possa causare un delitto. Gli infanticidi spesso sono causati dalla psicosi puerperale, che è descritta come una forma di depressione grave, ma in realtà rientra nella sintomatologia psichiatrica. La donna con la nascita del bimbo va incontro a un disturbo di allucinazioni o delirio" ha detto al Tgcom Rosalba Trabalzini, psicologa e psichiatra dell'Associazione Guida Genitori.
Il 12-15% delle neomamme (soprattutto alla prima gravidanza) soffre di depressione post-partum, il 70-80% di baby-blues, lo 0,2% della ben più grave psicosi puerperale. "Tutte le donne in gravidanza dovrebbero fare un paio di colloqui con uno psichiatra, per conoscere meglio se stesse e affrontare il parto serenamente". Rosalba Trabalzini, madre di due bambine, ha fondato nel marzo del 1999 il sito Internet GuidaGenitori.it per realizzare una sorta di piazza virtuale in cui scambiarsi informazioni, suggerimenti e consigli. In questo contesto è nata l’idea, sostenuta dalla Fondazione Johnson&Johnson, di realizzare e distribuire al personale medico e alle neo-mamme la guida "Depressione post-partum: come evitarla, come sconfiggerla". Fino ad oggi sono state distribuite gratuitamente ben 210mila copie del volumetto.
Come distinguere la depressione post-partum dai comuni cambiamenti di umore che seguono al parto?
Nei 2-3 giorni successivi alla nascita del proprio figlio molte mamme soffrono di baby-blues, ovvero una estrema stanchezza dovuta alla fatica del parto e ai cambiamenti ormonali che ne sono seguiti. Il baby-blues si risolve spontaneamente dopo 10 giorni dal parto. La depressione post-partum compare dopo 10-12 settimane dalla nascita del bambino e si protrae fino a 8-10 mesi.
Quali sono i campanelli d’allarme della depressione post-partum?
La donna è più triste, piange spesso, ha un senso di fatica intenso, dorme poco, è insofferente al pianto del bambino. I campanelli d’allarme ci sono, ma solo chi conosce a fondo la sintomatologia capisce che si tratta di depressione. Per questo è meglio rivolgersi subito a uno psichiatra che è il medico abilitato a riconoscere la malattia e a curarla. Fare due chiacchiere con uno psichiatra serve a conoscere meglio se stessi, a riflettere.
Quali sono i fattori scatenanti?
In realtà non esistono dei veri e propri fattori scatenanti, ma un insieme di condizioni. C’è una componente fisiologica: ormoni tiroidei alterati, ridotta concentrazione plasmatica di progesterone, carenza di livello di estrogeni. C’è la componente personale: molto importante è il vissuto della donna (ad esempio se prima di rimanere incinta aveva sofferto di depressione o se c’è familiarità o conflitto con il partner o se la gravidanza non è stata deliberata). Si aggiungono poi le variabili psico-sociali e il contesto nel quale la donna vive. Alla prima gravidanza subentra anche l’inesperienza o la solitudine.
Si può evitarla?
Lo psichiatra riconosce subito i sintomi della depressione e può offrire oltre al supporto psicoterapeutico anche quello farmacologico. Da soli è difficile uscirne, perché ognuno di noi manca di obiettività verso di sé. Il sito Guidagenitori.it offre una consulenza gratuita per tutte le neomamme. Basta scrivere una mail ed entro 48 ore i medici valutano i problemi e sono in grado di indirizzare le neomamme nel modo migliore.
Come curarla?
Dalla depressione post-partum si guarisce in 10 mesi se non si ha un aiuto psicologico, in meno di due mesi se invece ci si rivolge a uno psichiatra. Ben diverso il caso della psicosi puerperale. Con il parto si scatena il delirio. La donna è stabilizzata rispetto alla realtà, che vede distorta. E’ difficile che la depressione post-partum possa causare un infanticidio, mentre è più facile che crei disturbi al bambino che, non essendo stato accudito durante l’infanzia nel modo migliore, da grande potrebbe a sua volta soffrire di depressione. Gli infanticidi spesso sono causati dalla psicosi puerperale. La donna con la nascita del bambino va incontro a un disturbo di allucinazioni o delirio, a sfondo mistico-religioso, politico o tecnologico. La psicosi deve essere curata con farmaci anti-psicotici.
Si guarisce completamente?
Dalla depressione post-partum sì, la psicosi, invece, va tenuta sempre sotto controllo perché può ricapitare un episodio delirante. La medicina, però, viene in aiuto: i farmaci moderni sono in grado di tenere sotto controllo la malattia mentale nell’85% dei casi. Queste donne però rimangono comunque delle mine vaganti, sempre a rischio di ricadute.
Suggerimenti utili per gli uomini?
Il compagno-marito dalla nascita del figlio si sente isolato e trascurato, ma deve stare vicino alla compagna-moglie il più possibile. Deve aiutare la donna, soprattutto nelle incombenze domestiche. La madre sente il proprio figlio come un’appendice che dipende completamente da lei. Il marito deve aiutarla, sollevarla dai problemi della casa, coccolarla. Nel momento in cui la vede trasandata, triste, senza sorriso, deve chiedere subito un colloquio con uno psichiatra. Quello che apparentemente sembra solo un momento di stanchezza della donna non va sottovalutato. Meglio rivolgersi subito a un medico, dare alla mamma più sostegno possibile, comprenderla e aiutarla a superare insieme le difficoltà della maternità.

lagazzettadelmezzogiorno.it 27 maggio 2005
Una neomamma su 5 ha la depressione

ROMA«Una mamma su cinque soffre di depressione post-partum con sintomatologie spesso gravi che ci impongono di trovare una soluzione e di organizzare una forte rete di assistenza». Lo afferma l'on. Maria Burani Procaccini, presidente della Commissione Bicamerale per l'infanzia. La parlamentare non vuole entrare nel merito della vicenda di Mirko, il bimbo di cinque mesi morto a Lecco, che definisce «vicenda giudiziaria drammatica» ma, spiega che «è importante che la classe politica sappia cogliere» nella frequenza di questo disturbo «un grido d'allarme diffuso». «La depressione post-partum - prosegue - ha spesso componenti psicotiche, ma è felicemente curabile nell'ambito di una capacità di pronta accoglienza del disagio. Spesso i sintomi si scorgono già nella gravidanza». E il trauma del parto «va saldato con un assistenza psicoterapeutica adatta». «Vittima dei falsi miti della tv» - «Il piccolo Mirko è vittima innocente del consumismo e dei falsi miti propagandati soprattutto dalle televisioni che mostrano una società in cui diventare veline oppure far parte di un reality show diventa l'obiettivo più importante da raggiungere». Lo afferma Francesca Martini, capogruppo per la Lega Nord della commissione affari sociali della Camera. «Il gravissimo epilogo della vicenda dice Martini - che si è conclusa con la confessione della madre infanticida Maria Patrizio, caduta in depressione post partum e che forse non ha mai accettato la gravidanza e l'essere diventata mamma, apre grandi interrogativi sulla necessità di non lasciare bambini - conclude - nelle mani di genitori depressi o comunque instabili». «Serve supporto alle neo-mamme» - «È l'ennesima tragedia che vede piccole vittime innocenti. Ormai è un bollettino di guerra. Ci battiamo per la vita ma che cosa facciamo per i piccoli nati vivi che vengono abbandonati o uccisi dalle proprie mamme?»: lo afferma Anna Maria Leone, capogruppo Udc in Commissione Affari Sociali della Camera. «È necessaria una rete di assistenza per le donne che dopo il parto sono sole o si sentono tali. È necessario aiutarle e a fare loro superare il conflitto in atto tra la vita antecedente all'arrivo di un figlio e a quella di neomamma. Evidentemente - sottolinea - c'è un disagio profondo e la depressione post-partum è una sintomatologia che porta a volte a conseguenze gravissime»

Il Gazzettino Venerdì, 27 Maggio 2005
L'on. Burani Procaccini: «La sanità organizzi una rete di assistenza»

«Una mamma su cinque soffre di depressione post-partum con sintomatologie spesso gravi che ci impongono di trovare una soluzione e di organizzare una forte rete di assistenza». Lo afferma l'on. Maria Burani Procaccini, presidente della Commissione Bicamerale per l'infanzia. La parlamentare spiega che «è importante che la classe politica sappia cogliere» nella frequenza di questo disturbo «un grido d'allarme». «Chiederò al ministro Storace - conclude Burani - di inserire nella conferenza Stato-Regioni il protocollo sanitario che consenta il potenziamento dei servizi psicologici nelle degenze di ostreticia».

corriereadriatico.it 27 maggio 2005
Se ne parla stasera
Adolescenti depressione e suicidio

SENIGALLIA - Si svolgerà nella giornata di oggi il quarto e ultimo degli incontri organizzati al Centro di Aggregazione Giovanile "Bubamara" con il titolo "Vita da adolescenti". Gli appuntamenti sono curati dal centro Ricerche e Studi "Nostos", diretto dal dottor Marcucci, e si rivolgono in particolare ai genitori di ragazzi adolescenti. Non ne sono esclusi comunque gli stessi giovani, tanto che si è scelto come sede delle assemblee proprio un luogo di aggregazione giovanile, che è spazio per riflettere e partecipare.
L'obiettivo di questo ciclo di incontri è stato quello di discutere i grandi temi della gioventù, affrontando così le relazioni affettive, i comportamenti, le trasformazioni, le crisi e naturalmente la crescita. Il tema dell'ultimo confronto è particolarmente delicato, poiché dopo avere affrontato gli aspetti psicologici delle relazioni affettive, la costruzione dei legami familiari e i disturbi del comportamento, si parlerà questa volta di "Depressione e suicidio nell'adolescenza". Come gli altri, anche l'appuntamento di stasera avrà inizio alle 21 e sarà naturalmente aperto alla partecipazione di chiunque abbia interesse. Ricordiamo in proposito che il Centro di Aggregazione "Bubamara" si trova in Via Abbagnano, che si trova proprio accanto al Centro Commerciale "Il Molino".

corriere.it 27 maggio 2005
Nel fogliletto illustrativo del medicinale sanno inserite nuove avvertenze
Il Viagra può provocare rari casi di cecità
Lo ammette la Pfizer, la casa produttrice americana. Dopo la diffusione della notizia il titolo a Wall Street ha perso il 3%

CHICAGO - Alla fine la Pfizer ha dovuto ammetterlo: sì, in alcune rare occasioni il Viagra ha provocato casi di cecità. La casa farmaceutica americana ha infatti annunciato di aver avviato contatti con la Food and drug administration (Fda) per introdurre un'avvertenza anche su questo rischio nelle istruzioni per l'uso. Denunce di casi di cecità erano emerse negli ultimi anni, ma la Pfizer aveva sempre insistito che non vi fosse alcuna prova di un collegamento con l'assunzione di Viagra. Dopo la diffusione della notizia il titolo della Pfizer a Wall Street ha perso circa il 3%.
Il tipo di cecità che il Viagra è sospettato di provocare è la «neuropatia ottica ischemica anteriore non-arteriosa» (Naion), che si manifesata in pazienti affetti da diabete o disturbi cardiaci, patologie che possono essere favorite dall’uso del Viagra. Secondo la Fda, i casi di Naion accertati sono una cinquantina su circa 23 milioni di uomini che assumono il Viagra.

reuters.com, 27.5.05
Pfizer, 38 casi cecità tra chi ha usato Viagra

WASHINGTON (Reuters) - La Fda ha ricevuto segnalazioni di 38 casi di cecità tra gli utilizzatori del Viagra, ma non ha accertato che la causa sia l'utilizzo del farmaco antimpotenza.
Pfizer, che produce il Viagra, aveva detto in precedenza di star discutendo con la Fda per alcuni cambiamenti al foglio illustrativo del Viagra, dopo i casi di cecità riscontrati.
L'agenzia federale ha aggiunto di aver ricevuto anche quattro rapporti per casi di cecità tra gli utlizzatori del Cialis e uno relativo al Levitra.
Pfizer allarga le perdite e cede il 2,28% alle 17,10 ora italiana, mentre l'indice Dow Jones è negativo dello 0,02%.
Positivi gli altri titoli coinvolti: Eli Lilly e Icos che commercializzano il Cialis. Il Levitra è venduto dalla tedesca Bayer e da GlaxoSmithKline.

news.soldionline.it 27.5.05
Pfizer in difficoltà a Wall Street

Pfizer in affanno a Wall Street, dove il titolo perde, quasi allo scoccare della prima ora di contrattazioni, il 2,18% a 28,27 dollari per azione dopo la notizia di una richiesta avanzata da parte della Food and Drug Administration di riscrivere il “bugiardino” del farmaco Viagra, sospettato di essere causa di cecità in un numero molto limitato di casi. Secondo i media americani Pfizer avrebbe finora ricordato come i test clinici abbiano fin qui dimostrato la non pericolosità del farmaco contro l’impotenza maschile per la salute e che i casi segnalati di cecità potrebbero essere legati ad altri fattori come il diabete, un’elevata pressione arteriosa o alti livelli di colesterolo.

Bobbio (Piacenza)"Farecinema di Marco Bellocchio, dal 18 al 31 Luglio

Libertà 27.5.05
Bobbio, estate fa rima con cultura
L'estate di Bobbio si colora di cultura.

Da sempre il capoluogo dell'Alta Valtrebbia è centro motore di iniziative didattiche di livello internazionale che puntualmente si ripropongono con grande qualità.
E anche per il 2005 nel settore della formazione professionale di indirizzo artistico sono diverse le iniziative di alto profilo che vanno dal cinema alla lirica, dalla musica classica al musical.
Insomma l'estate bobbiese pullulerà di iniziative di grande spessore didattico legate a momenti di spettacolo di intensa suggestione.
I progetti sono stato predisposti dal Comune di Bobbio e dal Centro Itard di Piacenza. Cinque le iniziative di grande respiro in cantiere.

Per quanto riguarda l'attività didattica al centro delle iniziative c'è sicuramente Farecinema, la masterclass di tecnica cinematografica proposta da Marco Bellocchio che sarà in programma, con il suo corollario, il festival cinematografico Incontri con gli autori, dal 18 al 31 luglio, in collaborazione con Filmalbatros, Provincia, Regione, Fondazione di Piacenza e Vigevano, Lanterna Magica di Bobbio.
A Farecinema c'è spazio, come al solito, per 20 allievi e le iscrizioni si ricevono fino al 15 giugno. Sia il parco docenti del laboratorio, sia il cartellone degli eventi del festival cinematografico sono in via di definizione.
(...)

truffe elettroniche per i depressi

aprileonline.info 27.5.05
Come arricchirsi non curando la depressione
Sanità. La Cyberonics lancia un ''miracoloso'' apparecchio elettronico stimolatore dell'umore. Crescono le quotazioni in borsa della compagnia, ma per i pazienti è solo l'ennesima bufala.
Stefano Rizzo

La depressione è una brutta malattia, ma è anche una malattia molto lucrativa; non per i pazienti, naturalmente, ma per le case farmaceutiche che producono una vasta gamma di farmaci detti antidepressivi, che non solo sono costosi, ma che devono essere assunti dal paziente per lunghi periodi di tempo. E’ anche una malattia sfuggente che, sul lato basso della sintomatologia sconfina con il malessere esistenziale, con la svogliatezza, o la difficoltà di concentrazione, mentre sul lato alto porta alla paralisi emotiva, alla mancanza di voglia di vivere e, troppo spesso, al suicidio.
Non esistono terapie sicure. La psicoterapia funziona nei casi più leggeri (spesso in associazione con cure farmacologiche), mentre in quelli più gravi vengono somministrate dosi massicce e prolungate di psicofarmaci, che tuttavia non assicurano la guarigione, ma costituiscono dei palliativi non sempre di sicura efficacia.
Allo stesso tempo, attraverso aggressive campagne pubblicitarie, con convegni “scientifici” in località turistiche e munifiche elargizioni alle università, le case farmaceutiche fanno credere ai pazienti che gli psicofarmaci siano la soluzione di tutti i loro mali, spingono i medici ad adottarli e cercano di allargarne il campo di utilizzo ai comportamenti più diversi, considerati borderline tra la normalità e la patologia, come l’aggressività, la mitomania, il narcisismo patologico. In questo quadro sono anche state inventate nuove sindromi, come quella, del tutto campata per aria, denominata ADS (Attention Deficit Syndrome), da cui sarebbero colpiti molti ragazzi americani in età scolare.
Fece scalpore, nell’autunno scorso, la notizia che, su autorizzazione della Food and Drug Administration, l’organismo federale che autorizza la messa in commercio dei farmaci e ne certifica l’utilità e la non pericolosità, venivano somministrati farmaci antidepressivi a milioni di bambini che mostravano, per le ragioni più diverse, anche solo svogliatezza o incapacità di concentrazione. La ragione dello scandalo stava nel fatto che si era manifestata un’impennata delle tendenze suicide (e dei casi effettivi di suicidio) tra i bambini e i ragazzi in conseguenza dell’assunzione di questi farmaci, che i medici somministravano più per venire incontro agli stati ansiosi dei genitori che per reali esigenze dei piccoli. La FDA dovette fare precipitosamente marcia indietro e revocare l’autorizzazione.
Oggi sembra volerci provare di nuovo. Visto che l’uso indiscriminato dei farmaci antidepressivi – la cosiddetta medicalizzazione del disagio mentale – viene criticato da settori sempre più ampi della comunità scientifica, e che i profitti, ancora ingentissimi, delle case farmaceutiche mostrano segni di diminuire, la FDA ha deciso di autorizzare l’impianto di un apparecchio elettronico, definito stimolatore dell’umore, che dovrebbe rappresentare la cura definitiva della depressione.
Si tratta di una sorta di pace-maker che viene impiantato nella parte alta del torace e che invia degli impulsi elettrici al cervello attraverso due fili che corrono lungo il collo del paziente e sono innestati nei rami laterali del nervo vago.
Sono già stati condotti vari esperimenti su diverse centinaia di pazienti. Dai primi risultati non sembra che il marchingegno abbia alcuna efficacia: secondo uno studio condotto su 235 pazienti affetti da depressione acuta solo 17 su 111 ne hanno tratto un qualche beneficio, ma lo stesso dicasi per 11 pazienti su 110 nei quali l’apparecchio era stato impiantato ma non attivato; la differenza tra i due gruppi sarebbe imputabile al margine di errore statistico. Lo studio riporta anche una serie di effetti collaterali particolarmente fastidiosi, come l’alterazione del tono della voce, bruciore alla gola, blocco della parola; inoltre, l’aumento o la diminuzione del numero degli impulsi inviati al nervo vago (e che il paziente può regolare autonomamente) può produrre ansia, tendenze suicide, iperattività motoria.
Se a questo punto vi domandate come mai l’autorevole FDA abbia dato parere favorevole alla messa in commercio di questo “miracoloso” stimolatore dell’umore, nonostante i risultati deludenti degli esperimenti, la complessità dell’operazione di impianto, la sua non reversibilità, dal momento che i fili rimangono comunque nel cervello, e il rischio di gravi effetti collaterali - la risposta è abbastanza semplice e deprimente: il costo dell’apparecchio è di 15.000 dollari per paziente, più il costo dell’intervento chirurgico, e i pazienti potenziali sono milioni. Nessuno sa se funzionerà, ma intanto le azioni della compagnia che lo produce, dal nome appropriatamente futuribile di Cyberonics, sono passate in due anni da 16,40 a 44,92 dollari l’una sulla borsa tecnologica del NASDAQ.
Una risposta che aumenterà la depressione anche in coloro che depressi non sono.

la famiglia e i suoi orrori

Corriere della Sera 27.5.05
L’INDAGINE: Un delitto ogni 10 giorni
I DELITTI «CASALINGHI» in Lombardia lo scorso anno. Milano è in testa con 19, seguita da Bergamo (5) e Brescia (4)
LA PERCENTUALE dei delitti commessi in cui la vittima e l’autore avevano una relazione di convivenza
Giuseppe Spatola

MILANO - Gli esperti di criminologia li definiscono «delitti casalinghi», omicidi che hanno come teatro le mura domestiche. E la Lombardia, con un assassinio ogni dieci giorni, è la regione in cui nell’ultimo anno si sono verificati più omicidi domestici: 35 su un totale di 62 nella regione. Donne, con un’età compresa tra i 18 e 30 anni, casalinghe o impiegate: è questo l’identikit delle vittime che emerge dallo studio dell’Eures (Centro europeo degli studi sociali). E’ la famiglia il luogo principale in cui avvengono i delitti, ma negli ultimi dodici mesi il fenomeno si presenta in calo (-9,9% rispetto al 2003). La città in cui si sono verificati più episodi è Milano, con 19 omicidi (pari al 9,5% del totale), seguita da Bergamo e Brescia con, rispettivamente, 5 e 4 fatti di sangue scoperti nell’ultimo anno. Dallo studio dell’Eures emerge come negli omicidi in famiglia prevalgano le vittime donne (69,9% contro 30,1% degli uomini) e che il maggior numero si registra tra gli over 64 (il 21,4% del totale). Analogo è il numero per la fascia 35-44 anni (il 20,9%), cui segue la fascia 25-34 anni (16, 4%) e quella 45-54 anni (13,9%). L’11,4% delle vittime hanno meno di 18 anni, mentre il 7% ha un’età compresa tra i 19 e i 24 anni.
Spiega Fabio Piacenti, responsabile del rapporto Eures: «E’ elevata la presenza di vittime tra le casalinghe (22,4%) e i pensionati (13,4%), seguiti da impiegati (10,5%), operai e bambini in età prescolare (7,5%). Nel 60,2% dei casi vittima e autore avevano una relazione di convivenza al momento del delitto, mentre nel 39,8% si tratta di delitti passionali. Nella maggior parte dei casi la vittima è il coniuge o il convivente (33,3%), seguono i figli come nell’ultimo caso di Lecco (16,4%) e gli ex partner (11,9%). Sono in calo, invece, gli omicidi tra fratelli». Il movente passionale si conferma come movente principale degli omicidi in famiglia. A ruota seguono il raptus, le liti e i disturbi psichici dell’assassino. L’Eures, che ha analizzato i 35 delitti casalinghi avvenuti in Lombardia nel 2004, ha sottolineato come gli autori di omicidi in famiglia sono soprattutto maschi (l’82,2%), con un età compresa tra i 35 e i 44 anni (23,4%).
Relativamente più giovani risultano invece le donne autrici di omicidio: il 37,8% è nella fascia 25-34 anni e il 21,6% in quella 35-44. La grave malattia fisica risulta, nel 38,9% dei casi, insieme all’handicap fisico la condizione più frequentemente rilevata tra le vittime di omicidio in condizioni di grave disagio. Seguono le situazioni di disagio mentale (16,7%) e l’abuso di alcool e droga (5,6%).
Concludono i ricercatori del centro studi sociali europeo: «Gli omicidi commessi contro persone in situazioni di disagio avvengono nel contesto familiare e quasi esclusivamente all’interno della relazione genitore-figlio. Le vittime nel periodo 2000-2004 sono in prevalenza donne (68,2%). L’ambito familiare è quello in cui si registra il maggior numero degli omicidi compiuti da autori con disturbi mentali (87,5%), mentre meno numerosi risultano quelli tra conoscenti (9,1%)».
Tra le vittime degli omicidi compiuti da autori con un disturbo psicologico o mentale, le percentuali più significative sono raggiunte da coloro che hanno un legame di parentela più «stretto». Secondo gli esperti dell’Eures la patologia più frequente è la depressione (63,3%), seguita da forme psicotiche o schizofreniche (16,7% dei casi) e dall’Alzheimer (5%).

La Provincia 27.5.05
I precedenti
Lungo l'elenco dei drammi familiari che hanno fatto notizia
Non solo Cogne, tanti infanticidi


ROMA. Un caso, quello della morte di Mirko, che è stato in questi giorni accostato a quello di Cogne, ancora aperto. Ecco un riepilogo dei casi più gravi o più recenti incentrati sull'accusa di infanticidio alle madri. cognE 30 gennaio 2002: a Cogne viene ucciso Samuele Lorenzi. I soccorritori, chiamati dalla madre, Annamaria Franzoni, lo trovano con gravissime ferite alla testa ed il bambino morirà poco dopo. Qualche giorno dopo viene accusata dell'omicidio la mamma. Il tribunale di Aosta la condanna a 30 anni di reclusione. Ma su Annamaria Franzoni, che ha sempre negato l'omicidio, sarà adesso la corte d' assise d'appello a pronunciarsi. OSTIA12 febbraio 1988: muoiono nella vasca da bagno in un appartamento di Ostia due fratellini, di uno e cinque anni. Tutto lascia supporre che si tratti di una disgrazia, ma il 9 marzo del '91, anche il terzo figlio di Apollonia Angiulli, di appena otto mesi, muore nelle medesime circostanze. La Angiulli, 39 anni, tenta il suicidio ingerendo una forte dose di barbiturici, ma si salva e viene incriminata. FIRENZE 29 giugno 1995: una nobildonna fiorentina uccide il figlio di cinque anni nella casa di famiglia, tagliandogli la gola. Poi tenta il suicidio. Sarà assolta in appello che l'ha giudicata non imputabile per vizio totale di mente FOGGIA 29 aprile 1997: a Foggia, una donna di 35 anni, che soffriva da tempo di crisi depressive, strangola i due figli di 5 e 8 anni, poi mette i loro corpi su un lettino con le mani congiunte, e si uccide impiccandosi. MAceraTA 30 agosto 1997: a Montecassiano (Macerata) una donna di 37 anni uccide i due figlioletti, un maschio di tre anni e una femmina di sei, strangolandoli e annegandoli e si suicida impiccandosi con una corda ad una ringhiera. caserta 11 agosto 2000: a Castel del Sasso una maestra di 36 anni in crisi depressiva, si uccide con le tre figlie di sei, due e un anno, saturando l'interno della macchina con i gas di scarico. roma 29 giugno 2001: a Palombara Sabina (Roma), una donna macedone di 36 anni, sposata con un italiano, colta da un raptus, uccide con 30 coltellate i suoi due figli, di 6 e 5 anni. sondrio 12 mag 2002: a Madonna dei Monti, frazione di Santa Catarina Valfurva (Sondrio), una donna di 31 anni uccide la figlia di otto mesi lasciandola annegare nella lavatrice. La donna è affetta da problemi psichici. AOSTA 24 giugno 2002: una donna di 31 anni, residente a Montjovet, uccide i figlioletti di 4 anni e di 21 giorni, annegandoli in un laghetto di Les Illes a Saint Marcel, nei pressi di Aosta. Il giorno dopo il delitto la madre confessa di avere annegato i due figli. desio 3 giugno 2003: una donna peruviana di 29 anni strangola e poi affoga in un water dell'ospedale di Desio la figlia di tre mesi, ricoverata il giorno prima per una caduta dalla carrozzina. foggia 7 luglio 2004: a Vieste (Foggia) Giuseppina Di Bitonto, 33 anni, casalinga, uccide i suoi due figli, una bambina di 5 anni e un maschietto di quasi 2, soffocandoli con del nastro adesivo e poi si suicida nello stesso modo.

Bertinotti: la mossa di Prodi...

Il Riformista 27.5.05
Bertinotti: la mossa di Prodi
è solo una cabala

Magari sarò smentito, ma io non posso credere che davvero i Ds scelgano di aderire a un ibrido privo di consistenza». Così Fausto Bertinotti in una intervista sul Riformista di domani. L’ibrido è la lista unitaria così come Prodi l’ha proposta due giorni fa al termine del vertice della federazione dell’Ulivo. «Quella di Prodi – dice il leader comunista - non si può nemmeno considerare una proposta politica, è una cabala, un puro azzardo. La Margherita gli ha buttato la palla nella sua metà di campo e lui ha scelto di ributtarla subito di là. Ma è evidente che non c’è nulla di costruttivo in questa proposta. In questo processo di riassetto del centrosinistra vedo ancora solo la pars destruens, non quella costruens». Aggiunge Bertinotti: «Stavolta i Ds sono davvero al bivio: o scelgono di collocarsi in competizione con la Margherita su una frontiera moderata, in una sorta di blairismo senza Blair, lasciando però praterie alla loro sinistra, oppure rilanciano l’identità socialista. Finora avevano potuto scansare il problema di declinare la loro identità politica grazie alla vaghezza della famiglia “riformista”. Finché la Margherita era dentro il processo di unificazione erano todos reformistas e tanto bastava per risparmiarsi il processo di definizione di se stessi. I Ds intendevano il progetto politico come De Gaulle l’intendenza: veniva dopo. Cioè dopo l’esigenza prioritaria di mettere fine al capitolo della loro esistenza sulla scena politica come forza figlia di un dio minore. E ora che fanno? Scelgono di colpo di tornare alla logica della Cosa, accettando di avere a destra una forza come la Margherita e quindi di fatto rimettendosi il trattino a fianco. Ripeto: non posso crederci». All’osservazione secondo cui la forzatura di Prodi, e la sponda offerta al leader dai Ds, sarebbero finalizzati a far rientrare la Margherita nei ranghi ulivisti, Bertinotti risponde cambiando verbo: «A questo non voglio credere. Se davvero qualcuno pensasse che la politica possa procedere così, per scommesse al buio, a colpi di azzardo, significherebbe che siamo destinati ad andare presto tutti a casa».

Severino, su Leopardi e la follia

Il Messaggero Venerdì 27 Maggio 2005
FILOSOFIA & SPETTACOLO AL PALLADIUM
Severino: «Leopardi? Maestro del nichilismo»
di RITA SALA

TOCCA a Leopardi. Il grande, il “dimenticato”. Per la rassegna Filosofia al Palladium, momenti d'oro della storia del pensiero (in collaborazione con la rivista Reset ), Emanuele Severino e Giancarlo Bosetti, oggi pomeriggio alle 18.30, si confronteranno sull’importanza del pensiero filosofico del poeta di Recanati. Massimo De Francovich (coadiuvato dalla regia di Piero Maccarinelli) leggerà brani poetici e prose leopardiane tratti dai Canti , dalle Operette morali e dallo Zibaldone («Non amo usare la parola Zibaldone dice Severino . Sono certo che anche Leopardi preferisse Pensieri »).
Di Leopardi, Severino è dichiarato estimatore. Lo considera auctor non soltanto di visioni profonde e poetiche della condizione umana, ma anche di un pensiero filosofico vasto e sistematico, che abbraccia l'intera sua opera e lo fa anticipatore del nichilismo novecentesco .
Professor Severino, pensa che al Leopardi filosofo venga data la giusta importanza?
«No, certo no. Personalmente, ritengo Leopardi immenso, nonché fondamentale nella storia del pensiero mondiale. La rilevanza filosofica della sua opera fu colta da Nietzsche, Schopenhauer, Wagner; in Italia, da De Sanctis. Rivalutazioni, negli ultimi anni, ne sono state fatte, ma, in generale, si rimane ancora lontani dal pieno apprezzamento della sua potenza e della sua radicalità. Una parte di responsabilità va anche alla critica letteraria, che ha spesso anteposto il Leopardi poeta al Leopardi filosofo».
Leopardi anticipatore di Nietzsche.
«Per Nietzsche la poesia è menzogna, ma è anche l’illusione che rende possibile la vita. Ebbene, un tema essenziale del pensiero di Leopardi. Secondo il quale, alla fine dell’età della tecnica, la poesia ha ancora una parola da dire, l’ultima, prima dell’annientamento definitivo dell’uomo. E poiché all’uomo, da sempre, ciò che importa è sapere se appartenga o meno al nulla, Leopardi gli indica come stiano le cose».
Dialoga da vicino, Leopardi, con il pensiero greco...
«Alla grande. Più di Hoelderlin . Benché non creda affatto, al pari di lui, nel ritorno degli dèi. Per Leopardi (prima che per Nietzsche) “Dio è morto”. Allora è la poesia ad avere il compito tragico di tenere in vita l’uomo prima che questi si spenga definitivamente. Questo è il nichilismo leopardiano».
Lei ha scritto molto del “genio” leopardiano , delle “opere di genio”.
« Nei Pensieri , Leopardi scrive: “Hanno questo di proprio le opere di genio, cioè le opere del genio, che quando anche rappresentino al vivo la nullità delle cose, quando anche dimostrino evidentemente e facciano sentire l’inevitabile infelicità della vita, quando anche esprimano le più terribili disperazioni, tuttavia, ad un animo grande che si trovi anche in uno stato di estremo abbattimento, servono sempre di consolazione”. Il discorso si perfeziona in un canto, forse il più grande, La ginestra , di cui stasera saranno letti dei bra ni: l’opera è del genio perché, pur vedendo la devastazione provocata dalla forza del fuoco, riesce a dare consolazione. E’ come il profumo del fiore del deserto (la stessa ginestra), che si solleva al di sopra della nullità prodotta dal fuoco devastatore e va verso il cielo, dove però non esistono dèi cui rivolgersi. Il profumo consola il deserto così come l’opera del genio consola l’animo che vive “in uno stato di estremo abbattimento” e disinganno. Tra il testo dei Pensieri e La ginestra c’è addirittura identità di termini: il fiore del deserto consola , l’opera del genio è di consolazione ».
Leopardi nostro contemporaneo?
«Alla base della cultura occidentale sta ormai la persuasione che le cose reali sono effimere. Gli dèi immutabili che danno stabilità al mondo non ci sono più. Tutto è nulla, nel senso che tutto esce dal nulla e va nel nulla. Leopardi, maestro del nichilismo, rappresenta la necessità di vedere se esista un’alternativa alla storia dell’Occidente: se l’Occidente comincia come è cominciato, la filosofia dell’Occidente è quella di Leopardi».
Lei definisce Leopardi “maestro della follia”.
«La follia, ossia l’identificazione dell’essere col nulla, è il tratto di fondo dell’Occidente. Leopardi lo mette in opera, manifestandolo nella sua essenza».

anoressia e bulimia

AGI Roma, 27 maggio 2005 - 12:43
ANORESSIA E BULIMIA COLPISCONO 2 MLN PERSONE, 90% DONNE

I disturbi del comportamento alimentare (Dca) colpiscono oltre 2 milioni di giovani tra i 12 e 25 anni di cui il 90% e' donna. La malattia puo' iniziare gia' all'eta' di 7 anni. I genitori sono preoccupati, ecco perche' parte la campagna nazionale di informazione, promossa dal Moige (movimento italiano genitori) che ha istituito un sito: www.anoressiaebulimia.info e un numero verde nazionale 800.93.70.70. La diagnosi spesso avviene tardivamente, anche dopo 6,7 anni dall'esordio, quando i sintomi fisici e psichici sono divenuti particolarmente evidenti. Per Disturbi del Comportamento Alimentare si intende un alterato rapporto con il cibo e con il proprio corpo. L'alimentazione puo' assumere caratteristiche disordinate ed ossessive, con rituali tali da compromettere la possibilita' di consumare un pasto in modo 'abbastanza normale'. Secondo il Cidap, il Centro italiano disturbi alimentari psicogeni, in Italia ci sarebbero circa 1.450.000 ragazze bulimiche e 750.000 anoressiche. I disturbi del comportamento alimentare riguardano infatti le donne in circa il 90 per cento dei casi, anche se a partire dagli anni '90 si nota una costante diffusione tra i ragazzi. Secondo i dati del Ministero della Salute l'insorgere di nuovi casi di anoressia e' al momento stabilizzato su una media di 6 nuovi casi ogni 100.000 abitanti, mentre e' in crescita l'incidenza della bulimia nervosa, circa 12 nuovi casi ogni 100.000 abitanti. E, mentre l'anoressia si presenta tipicamente all'inizio dell'adolescenza, verso i 12 anni, la bulimia raggiunge il picco massimo intorno ai 18-19 anni, nel momento che segna il passaggio dall'adolescenza all'eta' adulta. In questi anni pero' - sottolineano gli esperti - si sta registrando, in Italia ma anche all'estero, un certo abbassamento della soglia d'eta' di rischio che e' scesa, per le ragazze, dai 14-16 anni agli 11-13, con casi di insorgenza precoce gia' a 7 anni. (AGI)

ritardo mentale e qualità della vita

ANSA Venerdì 27 Maggio 2005, 16:21
SANITA': RITARDO MENTALE, ORA SI PUNTA SULLA QUALITÀ DELLA VITA

(ANSA) - ROMA, 27 MAG - Riabilitazione per il ritardo mentale: si cambia. Niente piu' accanimento per raggiungere standard fisici un tempo ritenuti irrinunciabili. Oggi l'approccio specialistico piu' all'avanguardia punta sulla qualita' di vita e su obiettivi concordati con le famiglie, che diano una soddisfazione duratura e assicurino uno sforzo predefinito e mirato.
A proporre il nuovo trattamento, centrato sul raggiungimento dell'obiettivo 'qualita' di vita', sono gli esperti dell'Istituto Ricerca e Cura a Carattere Scientifico (Irccs) San Raffaele di Roma che oggi, in collaborazione con la Societa' Italiana per lo studio del Ritardo Mentale (Sirm), ha organizzato un seminario sul tema.
''Di qualita' di vita se ne parla quotidianamente - dice Giorgio Albertini, che all'Irccs dirige il Centro per lo Sviluppo Infantile - ma nessuno osa definirla. Mentre la definizione della qualita' di vita e' per noi un punto di partenza fondamentale''. Secondo il nuovo approccio su cui si basa la riabilitazione delle persone colpite da ritardo mentale (in prevalenza, persone colpite dalla sindrome di Down o altre malattie genetiche che portano a disabilita' mentale), il parametro per definire la qualita' di vita si basa sul rapporto tra cio' a cui soggettivamente diamo importanza e il grado di soddisfazione relativo. ''In questo modo si tiene conto di criteri oggettivi (funzionali, ossia fisici) e soggettivi (di aspettative personali, interazione sociale) - spiega Albertini - e si riesce soprattutto a mettere a fuoco, insieme ai familiari, gli obiettivi raggiungibili a cui tendere''. Si tratta di una sorta di rivoluziona copernicana sul trattamento del ritardo mentale. ''Mentre in passato la riabilitazione era intesa come recupero delle funzioni (linguaggio, deambulazione, etc.) - aggiunge Albertini - oggi l'obiettivo e' pianificare un futuro e su questa base orientare un progetto tagliato su misura del singolo. Non ha senso un programma intenso di riabilitazione funzionale, se poi l'inserimento sociale non viene facilitato in alcun modo''.
Si tratta di un'ulteriore conferma, piu' in generale e se mai fosse necessaria, di un nuovo approccio della medicina verso la persona a 360 gradi: ''prima la medicina non si interessava ai contesti - sottolinea Albertini - oggi, invece, si tratta di una questione cruciale''.
Uno dei problemi delle famiglie che si trovano ad affrontare il ritardo mentale e' proprio la mancata integrazione sociale. ''In genere il passaggio piu' complicato - spiega Albertini - arriva con il termine del percorso scolastico, che garantisce in qualche modo, a chi soffre di un ritardo mentale, questa interazione essenziale. A 18 anni - continua l'esperto - ci sono giovani che magari hanno raggiunto ottimi risultati dal punto di vista funzionale, ma che si ritrovano per esempio tutto il giorno davanti a un televisore''. Questo quindi si vuole evitare con il metodo a cui l'Irccs fa da apripista, e ideato da Anton Dosen, psichiatra olandese, presente oggi al seminario romano, che e' il fondatore dell'associazione europea Salute Mentale nel Ritardo Mentale, un'organizzazione interdisciplinare che raccoglie medici, terapisti, pedagogisti, psicologici, e che propone questo nuovo approccio. Dell'iniziativa italiana fa parte la Societa' Qualita' di Vita.
Il centro romano, che rappresenta uno dei maggiori sul fronte delle riabilitazioni (da quella neuromotoria a quella respiratoria, linguistica, otorino-laringoiatrica, etc.), si propone anche come punto di riferimento per le famiglie che desiderano avere informazioni piu' dettagliate su specialisti e personale formato secondo l'innovativo approccio, ma anche come luogo, per i genitori, in cui trovare supporto.(ANSA).

mente e corpo

La Provincia 27.5.05
Emozioni in laboratorio
La separazione tra mente e corpo è un concetto ormai parecchio lontano.

Ecco come la scienza si sta inoltrando nel delicato terreno dei sentimenti

La prospettiva neuroscientifica punta al recupero del sentire umano nelle sue molteplici dimensioni
Elena Salvaterra

«Non essere una testa calda», «conta fino a dieci prima di rispondere»: moniti che di secolo in secolo risalgono all'età classica. Germoglia infatti in Platone l'idea che le emozioni danneggino la ragione, un'idea che matura una delle più compiute espressioni in Cartesio. «È compito dell'anima - si legge in una didascalia a Le passioni dell'anima, celebre opera del filosofo francese - vincere le emozioni o almeno frenare quelle sollecitazioni sensibili che la distraggono dall'attività intellettuale. L'uomo - continua nell'opera il teorico del "dualismo mente e corpo" - non ha per guida le passioni ma la ragione che sola può valutare e quindi indurre ad accogliere o a respingere emozioni e sentimenti». L'esaltazione della "mente razionale", peraltro, pur avendo in Cartesio la propria magnificazione, trova eredi illustri in Hobbes, Kant fino ai contemporanei Engelhardt e Tooley, accomunati tutti da una passione divorante per la "mente ingegneristica". Ma l'idealizzazione del ragionamento logico e la speculare denigrazione degli affetti non è solo una "topica" della filosofia occidentale. Essa, fino alla fine dell'Ottocento, è una teoria scientifica ampiamente accolta. Testimoni James e Lange, fisiologo il primo, psicologo il secondo, che all'insaputa l'uno dall'altro, elaborano un modello dell'affettività centrato su una qualificazione primitiva delle emozioni e dei sentimenti, considerati risposte ancestrali dell'organismo umano agli stimoli provenienti dall'esterno e come tali relegati al ruolo di 'sobillatori' della ragione. Si deve alle neuroscienze e allo studio del comportamento umano attraverso l'interazione fra corpo e mente, fra "ragione" e "sentimento", la rivalutazione, in oggi più accreditata dalla scienza che dalla filosofia, dell'ésprit d'affettività: le emozioni. Con le neuroscienze ci si distacca dal dualismo cartesiano che separa la mente dal corpo, la ragione fredda dalle passioni viscerali e ci si incammina verso la ricomposizione dei fili che tessono la trama della condotta umana, in uno stretto intreccio che non fa distinzione fra refi dell'intelletto e refi dell'anima. Cuore della prospettiva neuroscientifica è il recupero del sentire umano nelle sue molteplici dimensioni, dai sentimenti - che in termini strettamente scientifici sono ciò che l'essere umano prova in automatico - alle emozioni - che in termini strettamente scientifici rappresentano ciò che l'essere umano sente attraverso una elaborazione cognitiva degli stimoli emotigeni. È a queste ultime che si deve il trompe-l'oeil sulla sottile distinzione fra paura e timore, fra gioia e felicità, fra tristezza e malinconia. Ed è a queste ultime che si deve, a volte, il vacillare della "ragione pura".

giovedì 26 maggio 2005

Diavolo in corpo sarà proiettato stasera all'Accademia di Francia a Villa Medici

capital.it Trovacinema 25.5.05
Cannes a Roma, decennale di "Le vie del cinema"

La rassegna cinematografica di Cannes a Roma, "Le vie del cinema", è giunta quest'anno alla sua decima edizione e per l'occasione l'Anec Lazio, in collaborazione con l'Accademia di Francia e con il contributo di Francesco Martinotti, offre al grande pubblico della capitale un prezioso omaggio: la retrospettiva per il decennale, prima di gustare la manifestazione vera e propria.
Dodici film italiani, tra i più noti e rappresentativi nella storia della "Quinzaine des realisatures" e de "La semaine internationale de la critique", le due principali sezioni parallele del Festival di Cannes, verranno proiettati nella suggestiva cornice dell'Accademia di Francia a Villa Medici fino al 27 maggio e poi, in un secondo momento, nell'ambito della rassegna di Cannes a Roma.
Tra i film di rilievo, in programma domani sera, anche "Pelle viva" (1963) di Giuseppe Fina, vincitore al festival di Cannes del "premio della Jeune Critique" (1963), "I Cannibali" (1970) di Liliana Cavani, "Diavolo in corpo" (1986) di Marco Bellocchio e tanti altri film ancora.
La retrospettiva mira a consacrare i 10 anni di Cannes a Roma, anni densi di proiezioni, anteprime e cortometraggi provenienti da tutte le sezioni del festival.

il Diavolo in corpo di nuovo sugli schermi a Roma

Corriere della Sera 26.5.05
DA VEDERE
Dalla Cavani a Bertolucci, gli anni italiani di Cannes

L'Accademia di Francia presenta «10 anni di Cannes a Roma», una selezione di film italiani presentati alla Sémaine de la critique e alla Quinzaine des réalisateurs dal 1962 al 2002. La manifestazione precede la rassegna «Cannes a Roma», con i film del festival di quest’anno, che si svolgerà dal 6 al 10 giugno. A Villa Medici (viale Trinità de’ Monti, tel. 06.4451208), invece, si vedranno nella Sala Michel Piccoli fino a domani dodici film italiani, con successivo trasferimento il 9 e il 10 giugno al cinema Roma. Tra le pellicole proiettate figurano anche alcune rarità come «I nuovi angeli» di Ugo Gregoretti, docu-film del 1962; «Pelle Viva» di Giuseppe Fina, mai distribuito in sala, del 1963; «I Cannibali» diretto da Liliana Cavani (foto) , del 1970, e opere più recenti fra le quali «Respiro» di Emanuele Crialese del 2002; «Prima della Rivoluzione» di Bernardo Bertolucci girato nel 1964; «Il Diavolo in corpo» di Marco Bellocchio del 1986.

Fabio Fazio

L'Unità 26 Maggio 2005
FABIO FAZIO: «I politici astensionisti? Ripaghiamoli con la stessa moneta: non votiamoli»
«Una legge cattiva. E cinica»

ROMA «La coscienza è una cosa complicatissima, non si può regolamentare per legge». Fabio Fazio, il popolare conduttore tv, creatore di Che tempo che fa, voterà quattro Sì al referendum sulla procreazione assistita del 12 e 13 giugno.
Non entra nel merito sul caso creato da Porta a Porta che nella puntata di lunedì ha escluso il Comitato referendario. Ma sull’informazione sul piccolo schermo, Fazio non esita a denunciare con forza: «In televisione si dice qualsiasi cosa, con una approssimazione impressionante...». E lancia un appello agli elettori italiani: «Non votate i politici che invitano all’astensione. Ebbene sì, ripaghiamoli con la stessa moneta: è una posizione del tutto inaccettabile la loro, che grida vendetta».
Ci spieghi il perchè dei suoi quattro Sì al referendum.
«È una battaglia che riguarda i diritti. È sull’estensione dei diritti che si misura un Paese. I divieti tendono ad uniformare».
Come i tanti divieti della legge 40?
«Esatto. Non si tiene conto della grande battaglia di civiltà per la cura di una malattia: la sterilità. Vietare per legge il tumulto che è nella coscienza è una cosa inaccettabile. Cattiva».
Mi dia un giudizio sulla legge 40 approvata dal governo di centrodestra lo scorso anno.
«Non è una cattiva legge. È una legge cattiva. Ha molta importanza la collocazione dell’aggettivo».
E perchè è cattiva?
«Tratta in modo cinico la fecondazione assistita, ignorando alcuni aspetti. Ignora i risvolti psicologici di chi desidera un figlio ed è sterile. Ignora i drammi dei bambini che potrebbero nascere malati».
I diritti sono di tutti. Eppure l’informazione sui referendum è scarsa o approssimativa. A cominciare dalla televisione. È dello stesso avviso?
«Si dice che la materia è complessa, che è un problema di coscienza. Quella coscienza, appunto, che è difficilissimo regolamentare per legge. In televisione a volte l’argomento viene manipolato in buona e in cattiva fede. Con un’approssimazione impressionante: viene detto che l’embrione è già un bambino. Anche quelli che vengono trasferiti nell’utero di una donna sono tali. Nessuno conosce la differenza. E a volte si mischia la fecondazione con la clonazione».
Poca chiarezza e inviti all’estensione. Faccia un appello...
«A scuola, nel 1970, ho studiato l’educazione civica. Mi è stato spiegato che l’esercizio del voto è il momento supremo che c’è nella vita di un paese. Insomma, il voto è sacro... Ritengo che la posizione di chi invita la gente a non andare a votare per questo referendum è inaccettabile, grida vendetta. Per cui ribadisco con forza il mio appello: ripaghiamo questi rappresentati politici con la stessa moneta. Non votiamo mai più questi signori».

L'Unità 26 Maggio 2005
LA GRANDE FUGA La ricerca dei centri di fecondazione rivela che se la legge non cambia, diventerà un fenomeno di massa
Fecondazione negata:
triplicati i viaggi all’estero


Il loro numero in un anno è triplicato. Sono gli italiani «fuggiti» all’estero a causa della legge sulla fecondazione assistita. Sono le coppie che escono dai confini nazionali per rivolgersi ai centri stranieri nella speranza di poter concepire un figlio ma anche per eseguire una diagnosi preimpianto o congelare gli embrioni. Un vero e proprio «boom», insomma: sono 3.610 gli italiani a praticare il «turismo procreativo». Le mete più ambite sono, secondo la ricerca condotta dal Cecos Italia, la Svizzera e la Spagna. Seguono nella classifica gli Usa e la Gran Bretagna.
Non solo: è la comunità internazionale degli scienziati a bocciare la legge 40 sulla fecondazione assistita, che sarà sottoposta a referendum il 12 e il 13 giugno. È stato il professor Carlo Flamigni a raccogliere i pareri di ventuno tra i maggiori esperti al mondo, tra cui il pioniere del congelamento degli embrioni Alan Trounson, il presidente della società europea di embriologia Arne Sunde e il padre della genetica preimpianto Lord Winston. Il quale ha preso carta e penna per dichiarare: «La legge promulgata dal Parlamento italiano ha connotazioni di crudeltà». Presentato a Roma anche un sondaggio Eurisko sugli italiani e la religiosità: ebbene, la maggioranza dei cattolici nel nostro Paese è favorevole all’eterologa.

“vilipendio della religione”

L'Unità 26 Maggio 2005
Il caso
Vilipendio, reati Fallaci
Paolo Flores d'Arcais

Oriana Fallaci è stata rinviata a giudizio dal gip di Bergamo Armando Grasso per “vilipendio della religione”. Così i giornali. Più precisamente: ex articoli 406 e 403 del codice penale : art. 406: Delitti contro i culti ammessi nello Stato. Chiunque commette uno dei fatti degli articoli 403, ecc. … è punito ai termini dei predetti articoli ma la pena è diminuita. Art. 403: Offese alla religione dello Stato mediante vilipendio di persone. Chiunque pubblicamente offende la religione dello Stato, mediante vilipendio di chi la professa, è punito con la reclusione fino a due anni. La Corte Costituzionale ha sentenziato pochi giorni fa che la discrepanza nella sanzione verso le diverse religioni non è ammissibile).
Brutta giornata per il diritto. Anzi: pessima. Non serve a nulla sottolinearlo, però, se non si ha il coraggio della coerenza (invero modestissimo, in questo caso). Cioè: chiedere a voce unanime e ultimativa (senza se e senza ma, come si diceva quando una certa energia riformatrice percorreva ancora il Belpaese) l'unica misura perché analoghi rinvii a giudizio (e Dio non voglia, condanne) escano dall'universo dei pensabili. L'abrogazione secca degli articoli 402, 403, 404, 406 del codice penale.
Peccato che Pierluigi Battista, vicedirettore del Corriere della Sera, abbia dimenticato di farlo esplicitamente. Perché, se si rimane nel vago, ci si avvilisce nell'apologia soft del ministro Castelli «che ha meritoriamente definito l'accanimento giudiziario contro un libro come “coercizione del pensiero”». Pura piaggeria, questa sviolinata di Battista a Castelli. E “meritoria” un piffero, l'uscita del Guardasigilli celtico-padano. Perché l'accanimento giudiziario è il classico fuori tema: i reati sono previsti. Si tratta di abrogarli, non di ignorarli. Inutile prendersela con i magistrati. Responsabili sono i legislatori, vulgo i politici.
Questi articoli incriminati i magistrati cercano, in genere, di non applicarli, tanto sono forcaioli se presi alla lettera. Ma vigono. E se qualcuno li brandisce non è “accanimento”, purtroppo, ma proprio quel farsi “bouche des lois” che i garantisti pelosi (garantisti berlusconisti: un ossimoro senza poesia) pretendono dai magistrati.
E allora diciamo un rotondo “basta” a questi reati - incompatibili con la democrazia - e vediamo chi in Parlamento vuole invece mantenerli. Perché, sia chiaro, fedeli e ministri dei culti (al plurale, ovviamente, e in perfetta parità: il predicatore di Allah vale per la legge quanto il cardinale di Santa Romana Chiesa, e il fedele di Cristo il fedele di Maometto: Corte Costituzionale docet) sono già tutelati, in quanto persone e come ciascuno di noi, attraverso le norme che puniscono la diffamazione. Il vilipendio, invece, consente la mordacchia ad ogni critica delle religioni che il fedele ritenga offensiva. Nell'Italia di queste leggi ancora vigenti (vergognosamente) non la passerebbe liscia il buon vecchio Marx, ad esempio, che addebita alle religioni lo spaccio di droga (più che vilipendio: si beccherebbe anche l'accusa di diffamazione). Per non parlare di Feuerbach, di Nietzsche …
Il Corriere, forte del suo prestigio di primo quotidiano italiano, potrebbe perciò farsi promotore di una richiesta di firme parlamentari bipartisan (non parleremmo certo di cerchiobottismo, in questo caso) o di un referendum abrogativo, se le prime latitassero. Chiedendo magari il coinvolgimento delle altre grandi testate nazionali. Non credo che mancherebbe l'appoggio di questa.
Perché la questione non è solo italiana, ma ormai europea. Proprio mentre veniva firmato il rinvio a giudizio, un perseguitato vero dalle religioni, Salman Rushdie, ricordava al pubblico di Massenzio che il Labour (nomina NON sunt consequentia rerum!) di Tony Blair, nell'ipocrita tentativo di riconquistare i voti musulmani perduti con la devozione alla sciagurata guerra di Bush, ha già tentato due volte di far passare un “Bill” che castiga le critiche-offese alle religioni: bloccato fin qui dalla Camera dei Lord. L'Europa tutta avrebbe dunque bisogno di un segnale laico e liberale inequivoco.
Perché una volta tanto l'Italia - ferula del Corriere adiuvante - non prova ad essere la prima della classe? Si tratta infatti di promuovere, radicare, garantire la libertà di critica. Si sentano o meno offesi i credenti di tutte le religioni. Altrimenti, si finisce solo per promuovere un libro “stupido” (così Rushdie su Fallaci, in video da Giuliano Ferrara), sotto pretesto di un inesistente accanimento giudiziario e in colpevole rimozione di un vigente accanimento clerico-legislativo.

«come uccidono le donne»

La Stampa 26 Maggio 2005

DOTTORESSA Giuliana Kanzà, lei è una studiosa psicoanalista. Ha scritto un libro, presentato al Salone del libro di Torino, dal titolo «Come uccidono le donne». È un titolo duro che riporta alla mente recenti casi di cronaca. Ma perché le donne uccidono?
«Innanzitutto bisogna dire che oggi il delitto prevalente compiuto da una donna e che ricade nella formula dell’incapacità di intendere e di volere, è appunto quella del figlicidio. Ritorna alla mente il delitto di Cogne e ora quello di Lecco. Semplificando potremmo dire che la donna è diversa dall’uomo perché è strutturalmente più vicina all’essere, all’amore e che di contro è meno sottoposta ai legami della legge, questa intesa in senso universale, simbolico. Così nel versante dell’amore, è capace di debordare nell’odio quando la sua angoscia non è presa in carico dall’uomo».
Significa che quando l’uomo che ti sta accanto non si prende cura di te e dei tuoi problemi, la donna scarica la frustrazione sull’essere che è causa del suo malessere?
«In un certo senso sì. Prendiamo quella che secondo il cattolicesimo è la famiglia per eccellenza, Maria, Giuseppe e Gesù. Giuseppe si è preso carico dei problemi di Maria, l’ha guidata in Egitto, ha organizzato il viaggio, ha caricato sulle sue spalle i problemi. Il disagio della società moderna è che l’uomo ha abdicato a questo compito e viene meno alla sua funzione di padre, punto di riferimento per se stesso, per la madre e per il bambino».
E per quanto riguarda i recenti casi di cronaca?
«Per quanto riguarda il caso di Lecco, appunto la madre può aver rimosso ciò che ha fatto, non lo tollera e il senso comune tende a rifiutare il delitto per eccellenza e a suffragare l’ipotesi di un estraneo. Salta fuori sempre lo stesso modello anche nel caso di Cogne, similitudini inquietanti: le modalità dell’omicidio, la pista dell’estraneo, la famiglia che si stringe intorno all’accusata. Un modello che ha avuto successo sui media e che ha generato un’imitazione».
Pensa sia un male socialmente curabile?
«No, se non nella struttura del “Disagio della società” come lo definiva Freud. Una società che concede tutto al godimento del sintomo, un godimento illusorio che porta ad esorcizzare le paure e che scatta quando non ci si vuole porre di fronte ai propri limiti, di fronte a un rapporto magari non perfetto ma che rappresenti un incontro dialettico e simbiotico».

il nuovo libro di Rita Levi-Montalcini

L'Unità 26 Maggio 2005
Africa «primadonna»
Il sogno di una rivincita

RITA LEVI-MONTALCINI scrive Eva era africana: in un libro la speranza che le ragazze del continente nero possano acquisire il ruolo preminente che loro compete
di Pietro Greco

C’è un sogno schiettamente illuminista tra le righe di Eva era africana, il nuovo libro che Rita Levi-Montalcini ha appena pubblicato per i tipi della Gallucci (pp. 90, euro 10): il sogno che grazie all’istruzione, tradizionale e via internet, le ragazze del continente più povero e dimenticato del pianeta possano acquisire, in un futuro immediato o remoto, il ruolo preminente che loro compete - nella società, nella politica, nella scienza - e strappare l’Africa alla povertà, al sottosviluppo e all’indifferenza.
Il sogno illuminista che la senatrice a vita e Premio Nobel per la medicina affida a questo libro - in apparenza per ragazzi ma in realtà rivolto anche e, forse, soprattutto agli adulti - è schiettamente sociale. Rita Levi-Montalcini ha scritto Eva era africana perché conosce la condizione delle donne del continente nero: su cui, soprattutto nelle zone rurali, pesa sia la forte dominanza maschile sia la gran parte (quasi la totalità) delle fatiche lavorative. «Il nome di mia madre è affanno», scrive una ragazzina della Sierra Leone in una poesia che descrive la madre mentre ogni giorno si affanna a raccogliere la legna, si affanna a cercare l’acqua, si affanna a trovare una scodella di riso.
Ma Rita Levi-Montalcini sa anche - e lo scrive - che le donne africane non accettano in modo passivo questa condizione di affanno. Che sono spesso proprio le donne in prima fila nelle lotte per l’emancipazione in Africa e dell’Africa. Che è in quel continente più che altrove che il futuro è in mano femminile. Di qui la fiducia nelle «Eva africane».
Una fiducia, dicevamo, illuminista. Perché fondata sulle capacità - di per sé - emancipatrici della cultura. Dell’istruzione. Con i vecchi e i nuovi media. Con la lavagna e con internet. Ed è qui - è soprattutto qui - che le Eva di tutto il pianeta (ma anche i maschietti) possono dare un contributo determinante all’emancipazione delle Eva africane e dell’Africa intera. Aiutandole a organizzare l’istruzione. Aiutandole nell’accesso - finora negato - alla cultura.
La cultura alla quale fa riferimento Rita Levi Montalcini è una cultura razionalista, in cui ha un ruolo fondamentale la scienza. Non a caso il libro si apre con un omaggio all’Africa che proprio la scienza ha scoperto essere stata la «culla dell’umanità». E a quell’«Eva nera», una signora di una tribù africana vissuta meno di duecentomila anni fa, da cui discendono tutti gli attuali abitanti del pianeta. La scienza e la tecnologia possono aiutare davvero l’Africa a ridiventare la «culla dell’umanità». A lenire gli affanni di Eva. E gli aiuti alla formazione delle ragazze africane, in cui proprio la Fondazione Rita Levi-Montalcini si distingue, sono davvero essenziali. Tuttavia ci sono almeno due passaggi essenziali perché il sogno illuminista di Rita Levi-Montalcini si possa realizzare, in tempi più o meno vicini.
Uno è un «passaggio africano» e riguarda l’autentica rivoluzione culturale che deve avere per protagonista le donne di quel continente. Che oggi, è vero, sono protagoniste nelle battaglie sia per l’emancipazione sociale e civile, per lo sviluppo sostenibile dell’Africa. Ma in un contesto che stenta a riconoscerle ufficialmente. Che tenta ogni volta di recuperare la dominanza maschile minacciata.
L’altro è un passaggio più globale. Riguarda tutti noi. È il passaggio - anzi, la partita - che riguarda l’accesso alle nuove conoscenze e alle nuove tecnologie. Questo accesso è sempre più ineguale. All’interno degli stati e tra gli stati. E, manco a dirlo, l’Africa è il continente che più soffre per il mancato accesso alle nuove conoscenze (soprattutto alle conoscenze scientifiche) e alle nuove tecnologie. Senza un marcato riequilibrio del diritto all’accesso alle conoscenze, l’emancipazione delle ragazze africane e dell’Africa sarà molto più difficile. Se non impossibile. Da questo punto di vista non è affatto irrilevante, ma anzi è molto importante, che una donna come Rita Levi-Montalcini, anche con il suo nuovo libro, coltivi il sogno dell’emancipazione di Eva, l’africana.

la Destra: procreazione assistita e aborto: due bocconi da trangugiare uno per volta

ricevuto da Sandra Mallone

Corriere della Sera 26.5.05

Storace: «Aborto, Gasparri sbaglia i tempi.
Ma farò verifiche nei consultori»
Storace: parlare ora della legge 194 aiuta i sì alla fecondazione
La scelta di Fini? Così favorisce il raggiungimento del quorum
Margherita De Bac

ROMA — Di ritorno dall’audizione alla Camera dove ha appena annunciato che oggi firmerà il decreto per tagliare i prezzi del latte artificiale, il ministro della Salute appare un po’ stanco, ma non cade in trappola. E a chi cerca a ogni costo di fargli dire che cambierà la legge sull’aborto (in linea con tutte le affermazioni e le iniziative prese quando era governatore del Lazio) Francesco Storace risponde accorto, abile: «No, non è il momento. Credo che mettere altra carne sul fuoco farebbe gioco soltanto ai nemici della legge 40 sulla fecondazione artificiale. Si rischierebbe così di rendere il clima ancora più isterico, non vogliamo fare crociate».
Dunque, ministro, non è d’accordo con Maurizio Gasparri, il quale ha affermato che la 194 del ’78, sull’interruzione volontaria di gravidanza, è modificabile come tutte le leggi?
«Rispetto la sua opinione ma credo che non sia questo il momento opportuno per rilanciare un’iniziativa del genere. Significherebbe fare una scortesia a chi propone e si è dichiarato favorevole all’astensione. Mettere in dubbio l’integrità delle norme sull’aborto equivarrebbe a regalare un pieno di benzina ai sostenitori del sì. Insomma, è un argomento da non affrontare quando si commettono già tante sconcezze».
A quale si riferisce, in particolare?
«Beh, la cosa che mi ha schifato di più è la copertina di Diario dove la Madonna viene proposta come testimonial del sì alla fecondazione eterologa. Per non parlare poi delle interrogazioni presentate da alcuni deputati di centrosinistra (Margherita, Ds e Sdi) che si concedono ironie sulla spirale. Prendono lo stipendio per queste sciocchezze. Ritengo offensivo il loro comportamento. Basta, il dibattito sul referendum è un susseguirsi di polemiche e mi dispiace. Ecco perché dico: lasciamo perdere l’aborto, per favore».
Non è il momento per nuove polemiche, d’accordo. Ma quando le acque si saranno calmate e il referendum sarà lontano potrebbe rivedere la legge come ministro della Salute?
«Tra i compiti del ministro c’è quello di verificare lo stato di attuazione della legge. Senza essere animato da furori ideologici andrò a vedere se nei consultori si fa quello che è previsto dalla legge, cioè la prevenzione, se si cerca di convincere davvero le donne che la vita va salvata».
Lei adesso getta acqua sul fuoco. Ma vogliamo parlare di tutte le sue iniziative antiabortiste comegovernatore del Lazio? A pochi mesi dalla sua elezione dichiarò: «Chi vuole abortire dovrà andarsene in Umbria e Toscana ». Poi annunciò lezioni a scuola contro droga e aborto. Era un altro Storace, quello?
«No, sono sempre lo stesso. Sul principio della tutela della vita sono d’accordo e non condivido le pratiche abortiste. Ma vogliamo davvero riaprire il dibattito sulla 194? Sono sicuro che la Chiesa, che predica l’astensionismo, non gradirebbe la sovrapposizione col referendum».
Quando il Parlamento di Strasburgo nel 2002 varò la risoluzione sul diritto all’aborto lei lo criticò come documento irricevibile. Questo diritto per lei non esiste?
«Ho criticato quella risoluzione ritenendola un’ingerenza nelle politiche dei singoli Stati, un incentivo all’aborto. Sì, per una donna l’aborto è un diritto, ma anche una tragedia. E quindi bisogna evitare le condizioni perché arrivi a questa decisione».
Nel Lazio lei ha introdotto un contributo in denaro per le donne che rinunciano a interrompere una gravidanza. Riproporrebbe lo stesso modello come ministro della Salute?
«È una materia da ministro del Welfare più che di mia competenza. Certo, ritengo che vada portata avanti una politica di incentivo alla maternità».
Uno dei quesiti del referendum propone di abrogare quella parte della legge sulla procreazione medicalmente assistita che mette sullo stesso piano i diritti del concepito e quelli della donna. Se vincesse il no e l’articolo restasse immutato, secondo lei non potrebbe diventare un grimaldello per attaccare la 194 sull’aborto, come molti temono?
«C’è chi pensa che la vita cominci quando il bambino viene partorito e chi pensa che abbia inizio col concepimento. Io naturalmente appartengo alla seconda schiera. Tutti i requisiti del referendum pongono temi delicatissimi, come l’eterologa. Tutti quelli che dichiarano di votare no rischiano di far raggiungere il quorum. Ecco perché io mi astengo ».
Anche Fini l’ha detto: voterà tre sì e un no al quesito sulla fecondazione eterologa.
«Ripeto: dichiarando il no si favorisce il raggiungimento del quorum ».
La Camera americana ha approvato la legge che chiede di finanziare con denaro pubblico le ricerche sugli embrioni di nuova formazione e non solo le vecchie linee già esistenti. La parola passa al Senato, ma Bush ha annunciato che se il voto verrà confermato si opporrà con un veto. E se lei fosse Bush?
«Rigiriamo la domanda. Se Bush fosse italiano e potesse votare nel prossimo referendum, si asterrebbe».
Che cosa pensa della pillola del giorno dopo? Contraccettiva o abortiva?
«La mia posizione è nota». E il ministro rimanda a quando il Lazio approvò nel 2001 una mozione dove si sceglieva la seconda alternativa.

mercoledì 25 maggio 2005

Massimo Fagioli citato su Repubblica

una segnalazione di Tonino Scrimenti e di Fiorenza Gigliola

Repubblica Cronaca di Roma 25.5.05

Un quartiere, uno scrittore: Fulvio Abbate a Roma Ovest...

(...)
Se davvero volessimo essere rigorosi, dovremmo dire che Portuense inizia a Trastevere. Da Porta Portese, appunto. Appena dopo l'accesso al mercato che mostra le rivendite di accessori per auto e il canile municipale, dove il professore del film di De Sica ritrova il cane Flike. Poco più avanti, appare una piazza amorfa segnata ormai indelebilmente dalla scultura dello psicanalista Fagioli, apoteosi del concetto di stillicidio.
(...)

Il papa tedesco comincia a prendere le distanze dagli ebreipresto si riparlerà di deicidio?

una segnalazione di Roberto Martina

AGI 25 maggio 2005 - 11:25
PAPA: GESÙ FU UCCISO IN UN CONTESTO DI ODIO E FALSITÀ

"Cristo è il primo martire, ha dato la sua vita in un contesto di odio e falsità e ha trasformato questa sua passione in una festa di ringraziamento. L'Eucaristia è infatti ringraziamento". Ad un giorno dalla festa del Corpus Domini, Benedetto XVI ha voluto ricordare la centralitè della figura di Gesù e dell'eucaristia nell'udienza generale di oggi, aggiungendo questo pensiero a braccio e lasciando per qualche istante il testo della catechesi che ha commentato il salmo 115, definito da Papa Ratzinger un "salmo eucaristico" e quindi "di speranza". Al termine dell'udienza, il nuovo Papa ha dato appuntamento ai fedeli "alle ore 19 di domani, solennita' del Corpus Domini, sul sagrato della Basilica di San Giovanni in Laterano, dove - ha detto - presiedero' la Messa, cui seguira' la tradizionale processione fino a Santa Maria Maggiore". (AGI)

procreazione assistita

una segnalazione di Edoardo Semmola

Procreazione assistita sotto "la Lente". La testata giornalistica di approfondimento politico e culturale www.lalente.net dedica ai temi dei referendum un ampio numero di riflessione e informazione, con l'aiuto di specialisti e docenti universitari oltre a Piero Fassino, Marco Pannella, Margherita Hack e l'accademico dei Lincei Floriano Papi.