giovedì 31 marzo 2005

FBI a Cogne

La Stampa 31 Marzo 2005
DOMANI IL SOPRALLUOGO: A LUI L’ULTIMA PAROLA SU IMPRONTE E TRACCE DI SANGUE
L’Fbi nella villetta di Cogne
Arriva l’agente che ha dato la caccia a Bin Laden
Alberto Gaino

TORINO. L’Americano compare sulla scena del delitto di cui si è più parlato in questi anni: il massacro del piccolo Samuele Lorenzi nel letto dei genitori, lassù a Cogne, frazione Montroz, il 30 gennaio 2002. La mamma, Annamaria, condannata a 30 anni in primo grado e ora in attesa del processo d’appello. La difesa che compie un sopralluogo nella casa della morte e ne cava prove che scagionerebbero, a suo dire, l’infanticida accusando il vicino di casa Ulisse Guichardaz. Altro colpo di scena: Annamaria Franzoni si ritrova indagata per frode processuale con il marito, l’avvocato e un plotone di consulenti che, strada facendo, si infittisce. Esperti dell’accusa contro quelli della difesa. Si impone una perizia super partes. E il presidente dei gip torinesi, Piergiorgio Gosso, si rivolge anche al Federal Bureau of Investigation. Che, lusingato, accetta e invia a Torino due dei suoi migliori investigatori scientifici: Richard Vorder Bruegge e Brendan F. Shea. Lavoreranno gratis, con il solo rimborso delle spese.
Da Quantico, quartier generale dell’Fbi, avrebbero raccomandato ai propri agenti il massimo anonimato, ma siamo in Italia, i loro nomi e cognomi sono finiti necessariamente sulle due ordinanze emesse dal giudice per convocare l’«incidente probatorio» di stamane, per il conferimento formale degli incarichi peritali. Gli atti sono stati spediti a tutti gli 11 indagati e ai rispettivi legali, oltre che alla procura torinese, e ci scappa pure qualcosa di più delle generalità dei due super agenti speciali. Bastano un paio di telefonate negli States e una ricerca su Internet per scoprire nel dottor Vorder Bruegge un pezzo da novanta delle investigazioni scientifiche. E’ il capo dell’unità di analisi di immagini digitali dell’Fbi, dal suo laboratorio sono passati tutti i maggiori casi planetari: dalla caccia a Bin Laden, via satellite, all’esplosione dello Shuttle, febbraio 2003. E’ lui, l’Americano, destinato a rubare in questi giorni la scena mediatica alla famiglia Lorenzi-Franzoni e al suo avvocato, Carlo Taormina, coinvolto in quest’inchiesta nello stesso ruolo di indagato, per frode processuale e calunnia (nei confronti del vicino di casa). Il giudice lo scrive chiaro nell’ordinanza «integrativa» del 23 marzo scorso: «La delicatezza e la difficoltà dell’indagine, così come la forte risonanza che contraddistingue l’attuale fase procedimentale, impongono la designazione di periti non compresi nell’albo del tribunale di Torino... allo scopo di garantire sia l’alta qualità degli accertamenti sia la totale imparzialità e serenità degli esperti...». Vorder Bruegge ha ormai un’esperienza di almeno 15 anni all’Fbi in un campo, quello delle immagini digitali, sempre più importante nelle investigazioni scientifiche e chi più di lui ha l’autorevolezza tecnica per valutare le tante immagini digitali scattate nella villa di Cogne prima dai carabinieri del Ris (per l’accusa) e poi dai collaboratori della difesa Franzoni?
Lo affianca un biologo, esperto di Dna e di ricostruzione della scena del delitto: oltre a rintracciare un’impronta digitale «imbrattata di sangue» sulla porta della camera da letto dei Lorenzi (che si è pacificamente attribuita a uno dei consulenti svizzeri della difesa), i collaboratori dell’avvocato Taormina sostengono che il «vero» assassino sarebbe fuggito dal garage della villa ed hanno esibito 32 tracce rilevate nel corso del loro sopralluogo (29-30 luglio scorso). Una bella sfida per i due superagenti che lavoreranno con gli altri periti: il medico legale pisano Marco Di Paolo, l’ematologo campano Ciro Di Nunzio, la docente di chimica generale parmense Mariella Careri e il dattiloscopista della polizia scientifica torinese, ispettore Andrea Giuliano.
I due americani erano già ieri a Torino, e stamane li attende un’udienza che si preannuncia non troppo tranquilla per le possibili eccezioni delle difesa. Gli americani sono rigorosi nel loro proverbiale pragmatismo, vorranno andare al sodo in fretta (con un sopralluogo a Cogne già domani) e forse rimarranno esterrefatti per le battaglie procedurali in corso. A parte i colpi mediatici, come la messa in onda al Tg1 di ieri sera, della nota e drammatica testimonianza registrata dai carabinieri della psichiatra Anna Satragni (prima soccorritrice), che disse: «Il pianto di Samuele potrebbe aver provocato una rottura».