giovedì 30 giugno 2005

Albert Speer, una «totale mancanza di emozioni»

La Stampa 30 Giugno 2005
La colpa tedesca nei misteri di Albert Speer
Alessandro Melazzini

«Chi è Speer?». Solo questo premeva sapere al sergente britannico giunto ad arrestare il favorito di Hitler nel castello in cui si era nascosto insieme ad altri fuggitivi, poco dopo la morte del Führer. È la stessa domanda con cui da anni lo storico tedesco Joachim Fest si arrovella studiando il carattere «dai tratti schizoidi» di Albert Speer (1905 - 1981): ammirato architetto e potentissimo ministro di Hitler, allo stesso tempo intimo del Führer e critico sprezzante verso i rozzi e avidi predatori che brulicavano intorno al dittatore. Dopo l'eccellente biografia dedicatagli qualche anno fa, Joachim Fest torna ora ad occuparsi di lui nel nuovo volume Le domande a cui non è possibile rispondere (Rowohlt Verlag, Reinbek). Titolo enigmatico, ma che merita una riflessione nella sua esemplarietà. Il libro raccoglie tutti gli appunti dei colloqui tenuti per lunghi anni dallo stesso Fest, in qualità di consulente editoriale, con Albert Speer mentre questi, dopo 20 anni a Spandau, si dedicava a redigere le proprie memorie. In questo senso è un testo rivelatore.
Sin dal primo incontro del '67, avvenuto pochi mesi dopo la scarcerazione, Fest venne colpito dalla «totale mancanza di emozioni» del suo interlocutore. Speer appariva come un distinto signore dall'eloquio incerto e impacciato in grado tuttavia di parlare con «meccanica freddezza» del proprio terribile passato. Ovvero degli anni in cui uno dei peggiori criminali della storia, pieno d'entusiasmo per lui, l'aveva ricoperto di elogi e investito di enormi poteri. Fest constatò con sorpresa come Speer mancasse palesemente di senso critico nei confronti del dittatore, che lo aveva innalzato ai fasti del regime.
Tra i suoi compiti, vi era la totale riprogettazione di quella Berlino mai troppo amata dal Führer. Per mezzo del giovane architetto la capitale del Reich avrebbe dovuto trasformarsi radicalmente, sconvolta nella pianta e spogliata persino dell'antico nome, così da diventare Germania, la «metropoli universale». Uno degli edifici commissionatigli da Adolf Hitler, l'enorme sala dei congressi capace di contenere al suo interno 180.000 persone, avrebbe dovuto giganteggiare sulla Porta di Brandeburgo tanto da rendere il monumento simbolo della città sulla Sprea praticamente invisibile. Ma al confronto con una tale enormità anche l'imponente basilica di San Pietro a Roma sarebbe apparsa un edificio dai tratti «intimi» e modesti. Fu il momento in cui si chiese se per caso con i suoi progetti architettonici «non stesse esagerando». Durò poco e presto si rimise al lavoro per i «grandiosi piani» del protettore.
Negli anni di maggior confidenza con il Führer, Speer ebbe a disposizione mezzi pressochè illimitati, oltre a godere come nessun'altro della considerazione del capo, tanto da essere considerato quasi il suo «amore infelice». Il rapporto di ammirazione reciproca tra Hitler e Speer, secondo Fest non scevro da tratti vagamente omosessuali, fu di natura speciale ed esclusiva poiché i due si consideravano innanzi tutto dei grandi artisti: l'uno dedito all'architettura, l'altro alla politica. Entrambi svincolati da ogni norma di rispettabilità borghese ed esentati da qualsiasi imperativo morale in grado di limitare il loro presunto genio. Ma pur avendo vissuto a diretto contatto con Hitler - ecco il punto -, Speer ha sempre sostenuto di non sapere nulla dei crimini contro l'umanità compiuti dal regime nazista. Quello che è certo - secondo Fest - è che durante gli anni della gloria e potere egli condivise l'«assoluta mancanza di scrupoli» del Führer e mai neppure un momento pensò di opporsi agli «sgomberi» degli abitanti ebrei di Berlino necessari per realizzare il ciclopico progetto dello Stato nazionalsocialista.
La più esplicita risposta che l'enigmatico Speer mai diede alle incalzanti domande di Joachim Fest sulla propria responsabilità personale ai crimini hitleriani, fu una richiesta. Quella di smettere di porre domande a cui «non è possibile rispondere».
alessandro@skabadip.com